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Presentazione editoriale - 13 dicembre 2017 - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Still Europe

Luca Nizzoli Toetti

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 L’uniformità e il vuoto culturale.  E contro tali due orchi che è necessario dichiarare e condurre in maniera netta una guerra all’ultimo sangue, per salvare la “ricchezza della differenza” che caratterizza tutto quanto c’è di importante nella cultura umana.

Zygmunt Bauman

Dopo “ALMOST EUROPE”, il primo libro di Luca Nizzoli Toetti, un viaggio alla ricerca dell’Europa, da Kaliningrad a Istanbul, lungo la “Cortina blu”, il nuovo confine disegnato dopo l’allargamento a est della Comunità Europea. Postcart Edizioni è lieta di presentare “STILL EUROPE”, il secondo volume della trilogia sull’Europa di LNT, un viaggio alla riscoperta dell’Europa, alla ricerca del minimo comune denominatore che definisce il Vecchio Conti- nente. Con un testo di Francesco Acerbis e di Zygmunt Bauman, 128 fotografie che ci accompagnano nella straor- dinaria normalità di un’Europa fatta prima di tutto di persone che si muovono, si incontrano, dialogano e imparano a conoscersi. 3 primavere, 3 viaggi, 16000 km in treno, 39 città a piedi, un fotografo.

Luca Nizzoli Toetti, fotografo indipendente, curatore e direttore artistico, musicista, docente. Più di 20 anni di carriera tra pubblicazioni su quotidiani e magazines, mostre, partecipazioni a festival, incontri pubblici e qual- che riconoscimento. Dalla strage di via Palestro alla nascita dell’Euro, nel corso degli anni pubblica sui maggiori quotidiani italiani centinaia di fotografie documentando i principali avvenimenti di cronaca e attualità politica ed economica. Collabora in maniera assidua con alcune riviste, producendo reportage, come L’Espresso, ioDonna, Internazionale. Per Vanity Fair ritrae più di trenta fra i più celebri autori italiani per “Scrittori in corso”, rubrica curata da Caterina Soffici: grazie a questa commissione ha la fortuna di incontrare Alda Merini, Nanda Pivano, Vincenzo Cerami e altri grandi scrittori e poeti del 900. E’ direttore artistico dell’Independent Foto Festival di Ivrea nel 2010 e 2011, in cui fra le tante ospita la mostra in ricordo di Marco Pesaresi, autore che ha profondamen- te segnato l’ispirazione di Luca nell’approccio al lavoro. La sua visione autoriale gli vale il premio Bruce Chatwin per i grandi viaggiatori nel 2010 e viene elogiata dal maestro Gianni Berengo Gardin che riconosce in Luca il suo “erede”. Il libro “almost Europe”, opera prima edita da Postcart nel 2013, forte di 55 foto di classico, puro bian- co e nero, realizzate tra Kaliningrad e Istanbul durante un viaggio di alcuni mesi tra Russia, Bielorussia, Ucraina, Moldova e Transnistria, con testi di Mario Dondero e Sergio Romano, è un successo di critica e pubblico e risulta (quasi) esaurito. Premio Bastianelli (miglior libro di fotografia italiano opera prima) 2014, nomination per World best book a PhotoEspana, selezionato per la mostra “TIP–the italian photobook, Best Italian book 2000/2014” curata da MiCamera.

cities
Presentazione della rivista - mercoledì 29 novembre 2017 - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

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ISP Experience

Angelo Cucchetto, ceo di Isp, Graziano Perotti, photoeditor di Cities e gli autori Isp Lorenzo Fasola, Giorgio Galimberti e Giuseppe Pons, illustreranno il secondo numero di CITIES a Officine Fotografiche Milano il 29 novembre dalle ore 18 e 30.

CITIES è una fanzine dedicata alla Street Italiana,  un magazine per raccontare scorci urbani e umani, una fanzine di 100 pagine che presenterà gli scatti selezionati realizzati dai partecipanti all’iniziativa ISP Experience offrendo uno spaccato cittadino da differenti punti di vista ma in un’ottica street.

Il progetto è partito ad aprile 2017 in sei città Italiane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Roma, Catania) dando vita a una vera produzione condivisa a cui hanno partecipato 113 fotografi.   Il risultato di questo incontro è stato CITIES1, presentato  ufficialmente al FujiFilm X Vision Tour a fine giugno a Milano da Angelo Cucchetto, ceo di Isp, e Graziano Perotti, Photoeditor. Sucessivamente la Fanzine è stata proposta e presentata in alcuni appuntamenti a festival e rassegne Estive, come il Pontremoli Foto Festival, Corigliano Fotografia e Gazebook.

Il progetto si è poi evoluto: ISP EXPERIENCE 2 in settembre è stato strutturato in modo da offrire partecipazione a tutti, con un corso propedeutico di Street Photography a numero chiuso e la produzione del magazine Cities su due diversi weekend: nel weekend del 23 e 24 settembre gli Autori Isp hanno tenuto dei corsi propedeutici alla street (67 iscritti tra Bologna, Catania, Milano, Padova, Rapallo, Roma, Torino) mentre nel successivo weekend del 30 settembre/1 ottobre è avvenuta la produzione su 8 città (104 iscritti tra Bologna, Matera, Milano, Padova, Rapallo, Roma, Siracusa, Torino) seguiti dagli Autori Isp in veste di mentori.

Da quest’ultimo percorso nasce Cities2

 

 

il reportage
Presentazioni della rivista - martedì 21 novembre 2017 - Officine Fotografiche Milano

Incontro con Il Reportage

con Albertina D'Urso, Chicco D'Elia e Maria Camilla Brunetti

Martedì 21 novembre alle 18 e 30 riprendono gli incontri con Il Reportage a Officine Fotografiche Milano, per l’occasione saranno presentati gli ultimi due numeri della rivista.

Modera: Maria Camilla Brunetti (caporedattrice de Il Reportage)
Intervengono: Albertina D’Urso (fotogiornalista) e Chicco Elia (giornalista, condirettore di QCode Magazine)


Il giornalista Chicco Elia racconterà durante l’incontro, del progetto  giornalistico “Walking the Line” portato avanti insieme a Cecilia Dalla Negra e vincitore della sezione articoli inediti della 1° edizione del Premio giornalistico “Il Reportage”.

Walking the Line è un progetto di giornalismo narrativo che racconterà – nell’arco di un anno – il confine che non c’è. A cinquanta anni dalla Guerra dei Sei Giorni, due giornalisti e un fotografo ripercorrono a piedi la Linea Verde, il confine che la comunità internazionale poneva come base della futura pace tra Israele e Palestina. Non è andata così; lungo quella linea si intrecciano il passato e il presente, senza traccia di futuro. Un viaggio, una mappa interattiva, incontri e interviste per capire quanto l’idea stessa di confine definito sia stata inglobata dalla storia. Parte di Walking the line è pubblicato sull’ultimo numero di Reportage, il numero 32.

Albertina D’Urso parlerà del suo reportage su Porto Rico scattato in occasione del referendum dell’11 giugno che prevede la trasformazione del Paese in Stato USA. La sfida che si prospetta per il Paese è tutta nel processo di transizione che porterà l’isola a diverntare americana cercando, al tempo stesso, di salvaguardare una cultura complessa e multiculturale.

Maria Camilla Brunetti raconterà del progetto a lungo termine “Naba’a. Cento anni di esilio” che, insieme al fotografo Lorenzo Tugnoli, sta portando avanti dal 2015 a Naba’a, un quartiere estremamente complesso di Beirut e molto importante dal punto di vista delle condizioni di integrazione politico-sociale e confessionale.


 

Il trimestrale “Il Reportage” nasce dall’esigenza di riscoprire e dare spazio a una forma di giornalismo – spesso a cavallo con la letteratura – un po’ dimenticata o sacrificata nei giornali di oggi. Il reportage ha avuto anni ruggenti (vi si sono dedicate le principali firme dei giornali e grandi scrittori, basti ricordare i nostri Buzzati e Parise, oppure Hemingway e Garcia Marquez), ma quegli anni sembrano purtroppo lontani. In un’epoca di grandi e rapidi cambiamenti c’è nuovamente bisogno di raccontare la storia in presa diretta. Un reportage non è un vero reportage se non è affiancato da grandi foto. L’esempio che fu di Epoca e dell’Illustrazione italiana parla chiaro.  La nostra rivista intende dare spazio ai principali fotoreporter italiani e stranieri, che spesso vedono scarsamente considerato il loro lavoro.  È per questo che scrittori, giornalisti e fotografi hanno qui pari dignità. Il loro punto di vista è affiancato, non sovrapposto: le fotografie non illustrano i pezzi, ma stabiliscono un secondo sguardo, così come i pezzi non “descrivono” le foto. “Il Reportage” ha una concezione del reportage particolarmente flessibile. Non c’è uno stile identitario, non ci sono temi privilegiati se non per le situazioni emblematiche che raccontano. Il reportage può essere un’inchiesta, un’intervista, un viaggio “letterario”, un diario.  Ampio spazio è riservato al fotoreportage, dove sono le sole immagini a raccontare una storia. Talvolta ne basta una soltanto, come nella rubrica “la foto vintage”, che chiude la rivista. Il racconto finale consente anche di mantenere un contatto con la narrativa d’immaginazione. Il Reportage ha una tiratura di 1.500 copie. Viene distribuito nelle principali librerie italiane e in molte edicole di Roma e dintorni. Le pagine sono 96, tutte a colori. Il prezzo è di 10 euro.  Direttore è Riccardo De Gennaro, che ha lavorato per oltre 20 anni al Sole-24 Ore e poi a Repubblica, photoeditor Andrea Mattone. Pubblicato da Edizioni Centouno srl, il Reportage è presente anche su Facebook con un gruppo che conta circa 2mila iscritti.

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Presentazione editoriale - mercoledì 15 novembre 2017 - Officine Fotografiche Milano

Past Perfect Continuous

Igor Posner
con Samuele Pellecchia e Francesco Merlini

Nel 2006 Igor Posner è tornato per la prima volta in 14 anni a San Pietroburgo, la città dove è nato. Messo di fronte alla risonanza in continuo movimento del luogo e della memoria, le immagini risultanti sono fondamentalmente impressioniste, immagini afferrate attraverso la distanza del tempo.

Questa città è in parte osservata e in parte ricordata, due versioni che si sovrappongono senza combaciare, una mappatura dove il passato e il presente si intersecano – una città immaginaria, e in un certo senso evocata dal desiderio di trovare una qualche incarnazione ormai persa di ciò che una volta era familiare – un desiderio che alla fine non verrà mai esaudito. Posner sta cercando di comprendere ciò che significa affrontare il passato attraverso la fotografia.

Vi è una collisione di esperienze distinte e tempi diversi. Il suo attuale incontro con la città è inevitabilmente plasmato da quello che conosceva – il racconto è uno dei risultati prodotti dal ritorno e dall’attesa; l’incerta oscurità di queste immagini, il loro tormentato senso di distacco ne sono prova; Questi luoghi parlano non solo di quello che sono ora, ma anche di quello che avrebbero potuto essere.

Nato a San Pietroburgo (Leningrado). Igor Posner si trasferisce in California nei primi anni ’90. Ha studiato biologia molecolare e cellulare presso l’Università della California a Los Angeles, dove ha iniziato a fotografare e sperimentare in camera oscura. L’infatuazione iniziale per la fotografia ha portato Igor a esplorare l’esperienza silenziosa e sconvolgente di camminare nella notte per le strade di Los Angeles e Tijuana. La collisione del sociale e dell’ordinario con ciò che è personale e psicologico, dà vita alla sua prima serie di immagini “None Such Records”, progetto che assapora la strana solitudine dell’enigmatica regione tra California e Messico; solitudine che si percepisce nelle strade, nei bar, nei motel e nelle figure che scompaiono nella notte. Dopo 14 anni, Igor è tornato a San Pietroburgo nel 2006, dedicandosi a tempo pieno alla fotografia e dando vita al libro Past Perfect Continuous, pubblicato da Red Hook Editions, nel 2017. Igor attualmente vive a New York e lavora al progetto a lungo termine Cargo, che esplora gli aspetti psicologici della migrazione e la graduale scomparsa dei quartieri abitati dalle comunità di immigrati Russi negli Stati Uniti. Il lavoro di Igor è stato in mostra negli Stati Uniti, in Europa, in Russia e nel Sud-est asiatico. Entra a far parte dell’agenzia Prospekt nel 2011.

Info

Past Perfect Continuous
Red Hook Editions
160 pagine
17 x 23 cm (6.7 x 9 in.)
ISBN 978-1-941703-02-1
Contributors: Mary Di Lucia, short story

Danakil
Incontro con l'autore - mercoledì 8 novembre - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Dancalia: i racconti dei geologi di Kailas e di Andrea Frazzetta

Andrea Frazzetta e Francesco Pandolfo

Mercoledì 8 novembre, a partire dalle 18 e 30 a Officine Fotografiche Milano, incontreremo il fotografo Andrea Frazzetta e il geologo Francesco Pandolfo per una serata di racconti sulla Dancalia.


L’avventura con il fotografo Andrea Frazzetta, è cominciata nel febbraio 2016, quando Andrea si appoggia a Kailas per effettuare un servizio fotografico in Dancalia, inviato dal New York Times. La Geologia e i paesaggi infernali del deserto di “sale e di fuoco” ammaliano il fotografo e le spiegazioni del nostro geologo che lo accompagna, lo aiutano a riportare in patria un grandioso risultato fotografico, che descrive contemporaneamente il cuore e il carattere di questa regione estrema.

In questa serata il geologo e guida Kailas Francesco Pandolfo racconta la Dancalia proiettando immagini e filmati, per aiutarci a capire fino in fondo questa terra dalla geologia forte e dai paesaggi estremamente vari e unici nel pianeta.
In seguito Andrea Frazzetta presenta la sua mostra raccontando lo sviluppo del suo lavoro.


 

Infinite distese di sale, laghi dai colori psichedelici e vulcani attivi: questa terra in continua evoluzione è allo stesso tempo paradiso e inferno. È un luogo ancestrale, dove è ancora possibile osservare i fenomeni che hanno dato origine al mondo.
Situata nella parte settentrionale del triangolo di Afar, zona che deve il nome alle popolazioni nomadi che vi abitano, la vasta depressione della Dancalia è l’anello di congiunzione di tre placche tettoniche in costante espansione tra Etiopia, Eritrea e Gibuti. Questa terra fatta di fuoco, sale e lava nei pressi della rift Valley – la lunga faglia che taglia in due il continente – è un oceano fantasma. Quando 20mila anni fa le sue acque si sono ritirate e il mare è evaporato si sono create le particolari condizioni che han generato la Dancalia, una distesa di rocce evaporitiche che dà origine alla grande piana del sale, un deserto circa 600 chilometri. Si tratta di uno dei luoghi più vulnerabili al mondo: il fuoco è proprio sotto i nostri piedi, a cinque chilometri, e la crosta terrestre viene sottoposta a sollecitazioni di ogni tipo. È una parte del pianeta dove puoi percepire il cuore pulsante della Terra. Le capanne Afar costruite con fango e ramoscelli appaiono sulla vasta pianura come un miraggio. Questo popolo nomade dedito principalmente all’estrazione di minerali, vive su una delle terre più inospitali del pianeta. Il luogo abitato più caldo che ci sia, con pochissima vegetazione e temperature che possono raggiungere i 48 gradi. Gli Afar sembrano emersi dal nulla. Hanno mantenuto una forte identità senza avere testimonianze del loro passato. La loro economia era e resta precaria. Sono nomadi che devono affrontare l’ostilità del clima e del territorio. Si sono adattati a sopravvivere in una terra dura e impossibile e nel tempo si sono guadagnati la fama di un popolo di guerrieri.

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Presentazione editoriale - venerdì 22 settembre 2017 ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

iDyssey

Stefano De Luigi
con Chiara Oggioni Tiepolo

Il primo canto dell’Odissea in pochi versi anticipa l’intera storia della famosa epopea: il viaggio ai confini della terra e dell’al di là e le peripezie di Ulisse, l’impossibilità di dimenticare Itaca, il ritorno. E in pochi versi irretisce, con vicende e avventure dove la mitologia esalta le gesta degli uomini, legate o guidate dalle passioni degli dei.

La fascinazione provata da bambini per le fiabe, continua da adolescenti con la lettura dell’Odissea che convoca e concentra desideri, fantasmi e paure. Le distanze da percorrere, le sembianze dei mostri e i pericoli sono qui amplificati, le passioni eccessive e la crudeltà assoluta; contrariamente alle fiabe, non c’è perdono e il lieto fine è ben difficile conquista, ma il tema centrale è sempre il cammino verso la ricerca e la costruzione di sé, metafora del corso della vita umana, attraverso l’identificazione con gli eroi e il loro percorso iniziatico. Classico tra i classici, l’Odissea è ancora oggi oggetto di infinite traduzioni e adattamenti, in colossal per il cinema, in telefilm per la televisione, commedie musicali e addirittura fumetti. A cominciare, curiosamente, da uno dei primi lungometraggi realizzati dal cinema italiano, che, presentato nell’ambito dell’esposizione di Torino del 1911, ottenne il terzo Gran Premio per la «categoria artistica» al Concorso internazionale cinematografico.

Stefano De Luigi, immaginando un lavoro sui luoghi dell’Odissea realizzato unicamente con uno smartphone, ne perpetua la relazione con le tecnologie d’avanguardia, ieri le prime pellicole, oggi i supporti digitali, nuovi compagni ideali di viaggio, di cui esplora le infinite possibilità. Abituato a lavorare per progetti editoriali di lungo respiro, attento osservatore dell’evoluzione della società, De Luigi ha ripercorso il Mediterraneo operando un parallelo permanente tra il mondo classico e quello odierno. Il suo progetto si presta a tante letture diverse: una rivisitazione dell’Odissea reinserita in un contesto attuale; un riferimento al Mediterraneo, mare di nuove e drammatiche peregrinazioni; un viaggio sulle tracce delle civilizzazioni dell’occidente; una riflessione sul ricorso ad un supporto a priori amatoriale e sull’evoluzione della fotografia in piena fase di ridefinizione.

In realtà tutte le letture si intrecciano e, da una tappa all’altra delle «dodici stazioni» di Ulisse, si passa da un approccio documentaristico ad un tono più letterario, da immagini che raccontano la realtà ad altre che lasciano libero corso all’immaginario e alla nostalgia. Paesaggi antichi e immutati, vestigia archeologiche, più spesso fotografati col banco ottico, trovano un equilibrio perfetto in queste piccole immagini a colori di formato quadrato. Scatti fugaci che fissano diversamente ma con altrettanta intensità, rituali quotidiani, nuove forme di religiosità, tracce di un turismo che si nutre del passato, luoghi teatro di traffici e speculazioni; situazioni che, in una dimensione di tempo sospeso, ci riportano al presente. Mari si susseguono a mari, intelligenti effetti di flou e di luce traducono l’eterno navigare, giorno dopo giorno. Terre d’approdo sicure o inquietanti, profili di isole e vulcani, figure antiche di abitanti e statue come presenze pietrificate, ora emergono piano dall’oscurità, ora si stagliano nella luce abbagliante. Emblematiche e dal forte potere evocatore come i canti dell’Odissea stessa, alcune immagini s’impongono come vere icone, altre estremamente fragili, appaiono in bilico tra sogno e visione.

De Luigi sa tradurre ogni luogo in modo pertinente, suscitando sentimenti diversi attraverso il ricorso a vari linguaggi visivi che vanno dall’immagine fissa a quella in movimento, fino alla realizzazione di filmati che accentuano il carattere narrativo del suo lavoro.

La poesia di Omero era detta o cantata, la scelta di filmare la lettura di passaggi significativi, riporta alla dimensione originaria del testo e ritma le tappe del viaggio e il susseguirsi delle immagini da Troia a Itaca. Guardando la carta, dal Peloponneso a Gibilterra, è impossibile non pensare a coloro che attraversano oggi il bacino mediterraneo affrontando il mare alla ricerca di nuovi approdi ospitali, andando incontro agli stessi pericoli degli uomini di Ulisse, come loro eroici, ma che mai come eroi saranno riconosciuti, destinati a sparire tra vortici marini e flusso delle attualità.

E nell’epopea moderna di Stefano De Luigi, ode al viaggio emblematico e fondatore, ci piace trovare l’eco dell’ospitalità del re dei Feaci, il saggio Alcinoo, “dalla mente divina”, nel cui giardino, frutti maturavano in ogni stagione, per magia… prova che anche gli dei a volte riconoscono i giusti. (Laura Serani)

 

 

Stefano De Luigi è fotografo professionista dal 1988. Vive a Parigi dal 1989 al 1996 dove lavora per il Museo del Grand Louvre. Nel 1998 realizza un lavoro sull’universo della moda: Celebrities. In questi anni espone in mostre collettive: Edinburgo, Parigi, Arles e personali: Braga e Savignano. Nel 2000 riceve la Honorable Mention del Leica Oskar Barnack Award. Nello stesso anno comincia il progetto Pornoland, un viaggio fotografico sui set della pornografia nel mondo. Nel 2004 Pornoland diventa un libro con testo di Martin Amis, edizioni Contrasto.Thames and Hudson, Knessebeck, La Martinière. Pornoland viene esposto alla galleria REA (Parigi, 2004), alla Galleria Santa Cecilia (Roma, 2005), al Lanificio (Napoli, 2006), al Festival Trans-Photographic (Lille, 2007), NYPF Photofestival (New York 2011). Altre mostre personali in questi anni sono al WHO (Ginevra 2010), VII Gallery (New York 2010), Galleria 10b (Roma 2010), MART (Rovereto 2011), Photofestival (Atene 2012 e 2016) Fotoistanbul (2015) Parigi Mois de la Photo (2014) Noorderlich (2014) Roma Officine Fotografiche (2015). Dal 2003 al 2006 lavora a Blindness, progetto fotografico sulla condizione della cecità nel mondo. Blindness riceve il patrocinio del WHO e vince il W.E.Smith Felloship Grant nel 2007. Nel 2006 Stefano De Luigi inizia a lavorare su Cinema Mundi, un’indagine sul World Cinema, tutte le produzioni cinematografiche alternative ad Hollywood come Cina, Russia, Iran, Argentina, Nigeria, Corea del Sud e India. Pubblicato su oltre 30 riviste internazionali Cinema Mundi viene trasformato in un cortometraggio di 7 minuti e invitato ad aprire il Festival del cinema di Locarno il 4 agosto 2007.

Stefano De Luigi ha vinto quattro World Press Photos in diverse categorie (1998-2007-2010 -2011).
Nel 2009 vince il Moving Walls della Fondazione Soros che lo espone a New York e Washington.
Nel 2010 vince il Days Japan International Photojournalism Award

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photo walk - domenica 13 giugno 2017 ore 10 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Photo walk Photo week

Pietro Vertamy, Ilaria di Biagio

Il progetto “Photowalk photoweek” nasce da un’idea del gruppo di fotografi e hikers Around the Walk  e Officine Fotografiche Milano coadiuvato dalla piattaforma di mappatura geografica Ammappalitalia.
Il progetto darà la possibilità agli amanti della pratica del cammino, di partecipare alla prima mappatura Gps e fotografica georeferenziata di un percorso pedonale inedito a Milano.
L’11 Giugno si andranno a unire in un unico tracciato le varie sedi espositive facenti parte della Photo Week di Milano. Dal cammino nascerà un tracciato Gps e la documentazione necessaria a ripercorrerlo in maniera libera ed indipendente da tutti gli utenti.
I fotografi Pietro Vertamy e Ilaria Di Biagio, guideranno il gruppo lungo il percorso alla ricerca di  di vedute urbane particolari e scorci di città meno noti.

Info

 

Gli orari e i tempi di percorrenza possono essere soggetti a piccole variazioni e comprendono 20’-30’ max per visita mostre.

ore 10.30

Da OFFICINE FOTOGRAFICHE MILANO (Via Friuli, 60) – Mostra: “La notte immensa” di Alisa Resnik

a LINKE (Via Avancinio Avancini,8) – Mostra: “Trump” di Chris Morris (fino alle 18.00)

>>> ca 6,3 km – tempo stimato: 1h 45’

 

ore 12.45 ca

Da LINKE (Via Avancinio Avancini,8) – Mostra: “Trump” di Chris Morris

a CASTELLO SFORZESCO  (Piazza Castello- Cortile della Rocchetta) – Incontro: “Book Beat” 

>>> ca 6,7 km – tempo stimato: 1h 45’

 

ore 14.30 ca

Da CASTELLO SFORZESCO  (Piazza Castello- Cortile della Rocchetta) – Incontro: “Book Beat” 

a PALAZZO MORANDO (Via s. Andrea, 6) – Mostra: “Obbiettivo Milano” dall’archivio Maria Mulas (fino alle 17.30)

>>> ca 1,7 km – tempo stimato: 30’

 

ore 15.30

Da PALAZZO MORANDO (Via S.Andrea, 6) – Mostra: “Obbiettivo Milano” dall’archivio Maria Mulas 

a MUDIMA LAB (Via Tadino, 20) – Mostra: “Libia. Illusione di libertà” di Manu Brabo (fino alle 19.00)

>>> ca 1,7 km – tempo di percorrenza: 30’

 

ore 16.30

Da MUDIMA LAB (Via Tadino, 20) – Mostra: “Libia. Illusione di libertà” di Manu Brabo 

a FONDAZIONE CATELLA/PORTA NUOVA (Porta Nuova) – Installazione: “Milano Open portrait” di Antonio Ottomanelli

>>> ca 1,8 km – tempo di percorrenza: 40’

 

17.30

Da FONDAZIONE CATELLA/PORTA NUOVA (Porta Nuova) – Installazione: “Milano Open portrait” di Antonio Ottomanelli

a CASCINA MARTESANA ore 19.00 ca (Via Luigi Bertelli, 44) mostra: “Circus” di Enrico Genovese (fino alle 00.00)

>>> ca 4,8 Km – tempo di percorrenza: 1h 20’

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proiezioni - lunedì 5 giugno ore 23 e 30 - BASE Milano – via Bergognone 34 – Sala Principale/Cortile

Transizioni

A cura di Officine Fotografiche Milano con Transizioni | Rassegna Internazionale del Film Fotografico

Transizioni è una delle più interessanti rassegne internazionali del film fotografico. Durante Milano PhotoWeek, nel cortile di Base verrà proiettata una retrospettiva delle migliori opere presentate nelle edizioni ZERO, UNO e DUE.
Ma prima, Sogni: un concerto|proiezione|improvvisazione di N3O New Electric Organism che darà voce ai film fotografici di Sophie Knittel, Sarah Bouillaud, Cecilia Lutufyab e Maria Pleshkova. Sogni è una dimostrazione di come la fotografia evolva, si modifichi e si trasformi quando interagisce con altre scritture senza per questo perdere la propria unicità e la sua forte capacità espressiva.
Sogni è un occasione per guardare la musica e per ascoltare la fotografia.

Info

Ingresso libero

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Presentazione editoriale - mercoledì 24 maggio 2017 ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Take me to the river

in collaborazione con DER*LAB

Due libri, due fiumi, un racconto di identità, memoria e conflitto lungo la riva.

A come Arno e Tara, il fiume dei miracoli: due libri attraversati da un fiume. Due storie italiane che riflettono sul corso d’acqua come confine identitario, come motore di sviluppo, come custode di leggende e come catalizzatore di contraddizioni.

A come Arno di Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, ultimo photobook curato e prodotto da DER*LAB, è un’indagine tra presente e memoria del fiume Arno a 50 anni dalla grande alluvione del 4 novembre 1966. Tara, il fiume dei miracoli del Collettivo DAV che, dopo il sold out della prima edizione, DER*LAB presenta in una nuova versione pocket, è un’esplorazione fotografica di un piccolo fiume, le cui acque sono considerate miracolose, che scorre all’ombra dell’ILVA di Taranto.

Take Me To The River porta a Officine Fotografiche i temi e le immagini di A come Arno e Tara, il fiume dei miracoli. Il fiume, non solo come luogo fisico ma anche come paesaggio sociale e culturale, diventa elemento unificante di due progetti e di due territori che, collocati a longitudini diverse – sud e nord d’Italia – sono entrambi segnati da un conflitto, a tratti paradossale, tra diritti della terra e rincorsa al progresso.

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Presentazione e mostra - mercoledì 17 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Milano

10 + 10 = 21 / Poster Night Minimum

Minimum

Mercoledì 17 Maggio 2017, Officine Fotografiche Milano ospiterà Minimum per una serata dedicata interamente ai poster.

Gli spazi di OFM saranno allestiti con le opere di 20 artisti e collettivi – 10 illustratori e 10 fotografi – a cui abbiamo chiesto di contribuire con dei lavori che interpretino e celebrino lo “strumento” poster.

Durante la serata d’apertura sarà possibile acquistare i poster esposti a OFM fino ad esaurimento scorte; i successivi potranno essere stampati e spediti su ordinazione. Tutti i poster non hanno un limite di tiratura.

Tra gli autori ad oggi confermati per “10 + 10 = 21″ ci sono i fotografi Alessandro Calabrese, Federico Ciamei, Giorgio Di Noto, Discipula Editions, Alessandro Imbriaco, Max Pinckers, Sarker Protick, Leonardo Scotti, Michele Sibiloni, e gli illustratori Francesca Belgiojoso, Mariagiulia Colace, Fabio Consoli, Graphic News, Les Oies, Solo Ben. Bonus Track.

La selezione degli autori propone nomi di alto livello che fanno parte del nostro contesto più prossimo. Tra i tanti con cui lavoriamo e condividiamo progetti, abbiamo voluto selezionare quelli che recentemente hanno generato interesse in Sicilia e che, conseguentemente, intervengono o hanno contribuito al tessuto culturale che ci sta intorno.

I proventi delle vendite saranno utilizzati per coprire il fee degli autori, le spese di stampa e di organizzazione dell’evento ed infine per contribuire alle prossime attività promosse da Minimum a Palermo, e non solo.

 

Minimum è un perimetro aperto ai nuovi linguaggi della fotografia e dell’immagine che vive di ricerche, collaborazioni e committenze .

Nasce dalla necessità di ospitare e promuovere i contenuti prodotti da chi lo vive e, soprattutto, dal desiderio di accogliere esperienze esterne.

Ospitato in un ex-magazzino nel centro storico di Palermo, Minimum è uno spazio in cui abitano immagini, macchine, stampe, idee, libri e progetti.

Minimum nasce da persone che vivono di fotografia e di molto altro.