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mostra fotografica collettiva - Giovedì 23 maggio - dalle ore 19 - Santeria Paladini
via Paladini 8, Milano

Officine sbarca in Santeria!

Saranno esposte le immagini di: Alessandro Calabrese, Alessandro Gandolfi, Allegra Martin, Angelo Ferrillo, Collettivo Discipula, Gianmarco Maraviglia, Giulia Nausicaa Bianchi, Luca Nizzoli Toetti, Michela Battaglia, Pietro Vertamy
a cura di Officine Fotografiche
in collaborazione con Santeria

Officine Fotografiche sbarca in Santeria!

Siamo felici di portare la fotografia fuori dalla sede della nostra associazione culturale e di condividere immagini e attività iniziando una collaborazione con Santeria.

Giovedì 23 maggio dalle ore 18 in poi, lo staff e i docenti di Officine Fotografiche vi invitano presso gli spazi di Santeria Paladini per una serata all’insegna della fotografia.

Saranno esposte le immagini provenienti dai lavori di 10 fotografi e autori che fanno parte del corpo docente di Officine Fotografiche Milano.

Sarà un’occasione per tutti coloro che sono interessati alla fotografia, di condividere le esperienze e ricevere informazioni relative alle attività di Officine Fotografiche.

L’Associazione Officine Fotografiche è un’organizzazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di promuovere la conoscenza della fotografia come tecnica e come linguaggio, combinando gli studi tradizionali con una ricerca costante di nuove idee e stimoli culturali.

Officine Fotografiche nasce a Roma nel 2001 come una piccola realtà amatoriale che ben presto si distingue sia per la qualità delle attività proposte che come luogo d’incontro e scambio tra professionisti e appassionati.

Nel 2016 sbarca a Milano e, con la sua decennale esperienza, diventa un centro importante sia nella formazione fotografica specialistica e professionale che nell’ambito critico e curatoriale.

Il corpo docente di Officine vanta prestigiose collaborazioni stabili e la scuola, per offrire un valore aggiunto al percorso accademico, coinvolge anche professionisti italiani e stranieri offrendo un’ampia proposta di corsi trimestrali e workshop, partendo dalla formazione base fino al perfezionamento professionale.

Oltre alla didattica, arricchita e rinnovata ogni anno, Officine Fotografiche offre numerose attività libere riservate agli associati come: laboratori, seminari e letture portfolio gratuite.

Nei suoi spazi Officine Fotografiche allestisce mostre di autori affermati del panorama internazionale ma anche di emergenti. Tra gli ospiti degli ultimi anni figurano: Philip Toledano, Emiliano Mancuso, Monika Bulaj, Robert Huber e Stephan Vanfleteren, Davide Monteleone, Stefano De Luigi, Paolo Verzone, Massimo Siragusa, David Alan Harvey, Alessandro Penso, Peter Bauza, Michael Ackerman, Alisa Resnick, Rebecca Norris Webb.

I due spazi espositivi di Roma e Milano ospitano anche incontri settimanali, convegni, dibattiti e presentazioni editoriali totamente gratuiti ed aperti al pubblico spesso in collaborazione con altre associazioni e realtà fotografiche italiane e straniere.

 

(foto di copertina: A Drop in the Ocean – Sergio Romagnoli. Alessandro Calabrese e Milo Montelli.)

il reportage n.38
Presentazione editoriale - giovedì 16 maggio 2019 - ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Il Reportage - Presentazione del nuovo numero della rivista trimestrale

Interverranno:

Maria Camilla Brunetti - caporedattrice de il Reportage
Laura Silvia Battaglia - giornalista
Emanuele Giordana - giornalista

Tornano gli incontri con ‘Il Reportage’ rivista trimestrale di giornalismo e fotografia. Questa volta l’incontro sarà un’occasione per presentare l’ultimo numero oltre che per conoscere i suoi collaboratori e dibattere insieme sulle responsabilità del mestiere del reporter oggi.


Il numero 38 di Reportage (aprile-giugno 2019) apre con una lunga intervista di Maria Camilla Brunetti a un giovane ma già pluripremiato fotografo italiano (tra gli altri suoi premi il Wpp e il Robert Capa prize), Fabio Bucciarelli. Il quale racconta la propria storia di fotoreporter di guerra, la sua “filosofia” e i suoi progetti futuri. Segue un reportage che spiega il Brasile “dittatoriale” di Jair Bolsonaro, un Paese nel caos, anche a causa della morsa delle chiese evangeliche e dei gruppi paramilitari. Lo firma un giornalista argentino, Alejandro Brittos. Un viaggio romantico in Argentina lo compie invece Viviana Berti, per l’esattezza nella pampa. Sue le foto e il testo. Con Raùl Moreno voliamo a Chernobyl per verificare le condizioni del territorio dopo l’incidente della centrale nucleare nel 1986. Qui Moreno ha incontrato – tra gli altri – il vigile del fuoco bielorusso Ivan Shavrei che si trovava nella centrale al momento dell’incidente e che è sopravvissuto salvando altre vite.

Pier Giorgio Danella ci porta invece negli Stati Uniti, in Pennsylvania, dove abita una delle più numerose comunità Amish, che non utilizzano né luce elettrica né acqua corrente, ma che oggi sono tentati dal telefonino.  Segue il portfolio centrale di Boyuan Zhang, dedicato alla regione cinese dello Xinjiang e che si è classificato al secondo posto del nostro premio 2018 per il miglior fotoreportage (seconda edizione). E’ di Davide Lemmi e Marco Simoncelli, invece, un’inchiesta all’interno delle comunità lesbiche dell’India, che negli ultimi anni hanno registrato innumerevoli casi di suicidio, spesso di coppia.

Emanuele Giordana, cofondatore dell’agenzia giornalistica Lettera 22, ha visitato per noi i famigerati campi di Pol Pot in Cambogia, dove è stata tentata, con scarso successo, un’operazione di recupero della memoria. Segue un servizio che fa il punto della diffusione in Italia del virus Hiv, che a torto oggi molti considerano scomparso (l’autore è Roberto Carvelli, le foto sono di Federico Perruolo). La fotografa Malì Erotico ha girato per il Pratello, storico quartiere di Bologna, con il giornalista Nicola Rabbi. Insieme, ci spiegano che cosa sia oggi, ovvero se si tratta ancora di un quartiere alternativo (qui aveva sede Radio Alice) oppure se con gli anni si è omologato.

Il secondo portfolio è di Stefano Morelli, autore di un fotoreportage dalla Valle dell’Ararat, che ha ricevuto la menzione speciale della giuria sempre al nostro Premio Fotoreportage 2018. Il numero contiene, come di consueto, l’editoriale di Riccardo De Gennaro, le recensioni librarie, la rubrica “Un autore, un libro” (qui Francesca Mannocchi con il suo “Io Khaled vendo uomini e sono innocente”), la “Lettera aperta” di Valerio Magrelli e il racconto finale (“La cascina dei liguri” di Marco Drago). La fotovintage ricorda l’elezione a premier britannica di Margareth Thatcher nel 1979.

sconfinamenti
Presentazione editoriale e installazione - Mercoledì 3 aprile - ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Sconfinamenti fotografici: esperienze a confronto

Andrea Buzzichelli, Stefano Parrini, Giovanni Presutti e Steve Bisson

Officine Fotografiche con gli autori Andrea Buzzichelli, Stefano Parrini, Giovanni Presutti e il curatore Steve Bisson propone una ricognizione sulle geografie possibili del linguaggio visuale.

«L’odierno panorama storico, almeno nei suoi contesti più occidentali, è indubbiamente legato all’uso stupefacente dell’immagine. L’impiego macroscopico di questa forma espressiva si è esteso oltre i confini noti della catechizzazione, storicamente la religione e quindi la pubblicità e la politica, per coinvolgere la galassia degli individui. L’esplosione di questo fenomeno è recente e non ancora osservato a fondo. La portata endemica di questo cambiamento tuttavia è facile da intendersi poiché agisce potenzialmente attraverso il self service tecnologico sui comportamenti delle singole persone. Un parametro di misura comprensibile lo offrono le stime trimestrali sull’immissione nel mercato dei cosiddetti cellulari intelligenti, che si attestano regolarmente nell’ordine delle centinaia di milioni d’unità.

A questa pervasività del fenomeno si somma la sua vischiosità, ovvero il rischio di provocare dipendenza e disturbi mentali, ben testimoniato dalla crescente letteratura in materia. Di fatto è in corso una mutazione nei termini del nostro rapporto con l’immagine. Semplificando: se per secoli l’uomo ha costruito da sé le immagini oggi possiamo dire che i modi di produzione si sono invertiti. Sempre più è l’immagine a costruire l’uomo. E non a somiglianza di Dio come vuole l’antico testamento, bensì di uno schiavo ignaro che il suo asservimento è il migliore dei mondi possibili.   

Dove avviene tutto ciò? Occorre riconoscere dapprima che affianco all’antica geografia degli atlanti vi è il dispiegarsi di altre forme di navigazione e di mappatura del globo sempre più introflesse. Questi spazi, immateriali e planetari, sono determinati dalla supremazia dell’immagine appariscente sull’individuo cosciente, ora sempre più esposto a una secessione interiore, tra un volere profondo succube del dovere superficiale. Quelli che si annunciano sono paesaggi irrimediabilmente annichiliti nei quali è occultato ogni desiderio di contrapposizione e forzata quella visione schizoide indispensabile per accettare con distacco le proprie catene.

L’immagine cessa di essere una rappresentazione oggettiva, intesa come specchio di uno stato d’essere e sottinteso desiderio di conservazione della propria cronaca versus il destino inoppugnabile. L’immagine è disossata di una ragione essenziale e vestita d’illusoria emancipazione. Attraverso un profilo acefalo, il singolo strillone del terzo millennio ha accesso allo spettacolo del divenire senza code all’ingresso, ottenendo i mezzi per dislocare l’essere de-corporizzato in un presente senza fine, in una perenne transitorietà svuotata di futuro, ovvero di possibilità. Siamo nell’orizzonte del “click” come modus operandi, dell’agire fatalmente compulsivo, della schiavitù dell’autocompiacimento, della celebrità come massima aspirazione sociale, della produzione reiterata di massime, aforismi, ricordi insulsi e superflui, della “nientificazione” dell’umanità che si traduce in un’apatica indifferenza. Se vogliamo trovare il carattere necessario a decifrare il mondo attuale dobbiamo partire da questo stato patologico dei sentimenti che si esprime con volti diversi.

 

Come si sostiene l’Homo Indifferens, la nuova specie umana neutralizzata? È mediante la sostituzione della memoria con un demanio virtuale, provvisorio e a pagamento. Non vi è pertanto spazio tra le nuvole per i miserabili la cui storia sarà cancellata in automatico o resa sempre più frattale, come ha ben illustrato Stefano Parrini nel libro Fail. Nel recinto chiuso del presente obsolescente non vi è margine per l’eco del passato. Il ricordo va devitalizzato o rimosso come un dente fastidioso, come un abito fuori moda, per fare largo a nuovi accumuli di scorie binarie, di byte. È questa la corsa all’oro del futuro che abbatte ogni chance di dissenso critico, poiché il podio è il mezzo più che un fine. Come se non ci fosse un domani.

Tra le righe di questa scrittura distopica resiste ancora un bisogno di “resurrezione” dell’individuo sradicato di prospettiva, che induce talvolta a distanziarsi dalla mondovisione per ragionare sul ruolo del riciclo e della conservazione delle immagini in un’epoca d’ubiquità e di bagni di dopamina. Il lavoro di Andrea Buzzichelli affronta tale questione.

Altra sfida è la lotta alla desertificazione semantica che priva di carne le parole, rende i vocabolari anoressici e i dialoghi balbuzienti. Il manifesto The Era of Beyond Truth di Giovanni Presutti attesta il dislivello prometeico e l’inadeguatezza della specie umana dinanzi alla presenza simultanea di tutti gli accadimenti del mondo, al flusso mostruoso di dati che annientano la capacità di assimilazione e inibiscono la potenza critica di reazione ormai ridotta a smorfie e cuoricini. L’importazione di pappe verbali omogeneizzate e di neologismi seducenti, i decenni di cretinismo a reti unificate elevato a sport nazionale, il dispensare febbrile e diseducativo di volgarità, la carestia pubblica di cultura e la conseguente mercificazione delle arti, dell’editoria e in generale del ruolo intellettuale hanno condotto all’embargo del linguaggio e dei suoi minerali essenziali. Il terreno che nutre l’immaginazione si fa sempre più arido e il numero delle oasi significanti si riduce drasticamente sotto i colpi di diktat estetici imposti da propaganda e gossip demenziale.

Si moltiplicano così le piantagioni di mono colture visuali nelle quali si fa uso intensivo di fertilizzanti che disinnescano ogni forma di alterità e alimentano un assoggettamento ebete ai canoni della civiltà del consumo e al conseguente carnevale di costumi di massa stagionali. In questo mondo no limits, del presente sconfinato e liberalizzato, dei greggi senza pastore che pascolano disorientati attraverso lande desolate di realtà parziali o simulate, della socializzazione passiva, in questo buio panorama la storia va assottigliandosi e con essa quello spazio sacro che è il silenzio.»

Steve Bisson

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presentazione editoriale - mercoledì 27 marzo 2019 - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Rhome

Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni

Mercoledì 27 marzo presenteremo a Officine Fotografiche il libro Rhome insieme ai due autori Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni.

Nonostante sia vittima di un crescente declino, Roma rimane una delle più amate mete turistiche al mondo, grazie anche alla sua stereotipata e superficiale immagine da cartolina. Negli ultimi anni il contrasto tra la grandeur di un lontano passato e il presente oscuro è diventato sempre più evidente rendendoci testimoni di un drammatico cambiamento e di un condiviso sentimento d’incertezza. Abbiamo sentito l’urgenza di raccontare Roma in questo momento critico e di passaggio durante il quale la città sembra mostrale il suo lato più vulnerabile. Lo abbiamo fatto esplorando il suo multiforme dedalo sotterraneo, fatto di vite private, atmosfere, luoghi e circostanze, microcosmi nascosti – espressione e documento di quest’epoca – spesso lontani tra di loro ma che convergono in un’unica trama. Questi mondi monadici sono stati la chiave del nostro racconto, offrendoci una rinnovata percezione intima e umana della città.

RHOME rappresenta la nostra personale visione della città.

Il menabò di Rhome ha vinto il FUAM Dummy Book Award dell’Istanbul Photobook Festival e come tale è stato prodotto e pubblicato dalla casa editrice turca MASA Publishing.

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Jean-Marc Caimi (fotografo e giornalista italo-francese) e Valentina Piccinni (fotografa e critica d’arte) collaborano insieme dal 2013 realizzando progetti sia documentaristici che di fotografia intima e personale.

I loro reportage appaiono regolarmente sulla stampa e i media internazionali. Del duo sono stati pubblicati quattro libri fotografici (Daily Bread , Same Tense, Forcella e Rhome) e i lavori esposti in diverse mostre personali in Europa e in Asia in gallerie come Vasli Souza Galleri (Malmö – Svezia), Reminders Photography Stronghold (Tokyo – Giappone), Kunsthalle-Emden (Germania), Interzone Galleria (Roma – Italia).

Fra le esibizioni si segnalano inoltre le partecipazioni a numerosi festival tra cui: Lumix Festival Of Young Photojournalism di Hannover, Delhi Photo Festival, Fotoleggendo, Phest, Warsaw Photo Days e molti altri. Nel 2017 hanno vinto la migliore storia documentaria in bianco e nero ai Gomma Grants britannici con il progetto “This Land Is My Land”, che è stato esibito nella sezione New Visions a Cortona On The Move e successivamente al festival Phest. Nel 2018 hanno ricevuto il primo premio al festival di Lenzburg, Svizzera, con il lavoro sulla migrazione “Let Me In”. Nello stesso anno hanno vinto il FUAM Photobook Festival di Istanbul. Il lavoro è stato inoltre finalista al Self Publish Riga e selezionato per le “screening nights” del Festival Voies Off ad Arles. Con la serie sui rifugiati del Mali “The Sound Of Refugees” sono finalisti all’Afred Fried Photography Award.

www.caimipiccinni.com

atw
Presentazione del collettivo e dei progetti - giovedì 14 marzo - ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Around The Walk. Laboratorio errante di ricerca visuale

Ilaria Di Biagio e Pietro Vertamy

La pratica del cammino e la storia dell’arte si incontrano lungo tutto l’arco del’900 sulla traccia di percorsi inaspettati e poco conosciuti.

L’indagine del paesaggio atto alla comprensione profonda di un territorio, trovano nell’esplorare a piedi uno strumento preciso ed unico.  

Ilaria Di Biagio e Pietro Vertamy presentano al pubblico di Officine Fotografiche il loro collettivo Around The Walk, un laboratorio errante di ricerca visuale che unisce al bisogno di lentezza la disciplina dell’arte fotografica per l’indagine e la documentazione del terriotrio italiano. Per scoprirne caratteristiche e peculiarità. Per riflettere sul rapporto fra l’uomo e il cosa vive oggi.

Oltre alla visione dei progetti realizzati da ATW in questi anni, i percorsi, le mappature, saranno presentate al pubblico le prossime iniziative e quelle in corso.

 

Ilaria Di Biagio (Firenze, 1984), fotografa, è cresciuta in una vecchia casa di campagna, dove vive tuttora. Ha studiato Antropologia Visuale e Giornalismo d’Inchiesta a Roma, seguendo nel frattempo corsi di fotografia prima a Firenze e Roma e poi in Danimarca, presso la Danish School of Media and Journalism (2011). E’ qui che focalizza la sua attenzione verso un’indagine artistica personale, lavorando a progetti che la coinvolgano più da vicino. L’interesse verso la ricerca del territorio e la sua antropizzazione la porta a viaggiare molto in Italia e all’estero. Nel 2015 insieme a Pietro Vertamy crea “Around The Walk”, proprio grazie a questa comune passione per l’esplorazione e le arti visive.  Pubblica sulle maggiori testate nazionali – La Repubblica, Io Donna, Internazionale, D, Marie Claire, Gioia, Bell’Italia, La Nuova Ecologia, ed.Mondadori etc. Attualmente lavora come free-lance in Italia e all’estero.

Pietro Vertamy, fotografo e viaggiatore incallito, nasce a Cuneo nel 1979. Arriva a Roma per studiare fotografia presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma (ISFCI).  Negli anni si è dedicato all’attività fotografica professionale sia nell’ambito del fashion style e advertising con il suo Studio Neubauten, che nel fotogiornalismo e nel reportage d’autore. Dal 2009 fa parte del corpo docente dell’ISFCI e nello stesso anno fonda e dirige fino al 2014 l’agenzia fotogiornalistica OnOff Picture, collaborando con le più importanti testate internazionali e coordinando lo staff di reporter. Attualmente è editor e responsabile per i progetti speciali del collettivo romano Ulixes Picture e collabora come docente con la scuola di fotografia Apab di Firenze oltre che con Officine Fotografiche a Roma e Milano. Nel 2015 fonda il collettivo di fotografi-hikers Around The Walk.

 

 

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Presentazione dei nuovi corsi - 19 febbraio - dalle ore 18 - Officine Fotografiche

Open Day

Torna l’Open Day di primavera a Officine Fotografiche Milano!
Porte aperte alla formazione con lezioni di prova, colloqui con gli insegnati e letture portfolio.

Programma Open day

ore 18 – presentazione del corso LIGHTROOM con Michela Battaglia

ore 18 – presentazione del corso ILLUMINAZIONE con Pietro Vertamy

ore 18:30 – presentazione del corso CATCHING STORIES con Gianmarco Maraviglia

ore 19 – presentazione del corso STREET PHOTOGRAPHY con Angelo Ferrillo

ore 19 – presentazione del corso MEETING STRANGERS con Nausicaa Giulia Bianchi

ore 19:30 – presentazione del corso PHOTO EDITING con Emanuela Mirabelli e Chiara Oggioni Tiepolo

ore 20 – presentazione del corso CAPIRE LA FOTOGRAFIA con Luca Nizzoli Toetti

ore 20 – presentazione del corso REPORTAGE con Alessandro Gandolfi

È possibile prenotare un colloquio con lettura portfolio con gli insegnanti:

Tutte le lezioni e le letture portfolio sono gratuite e aperte, ma è richiesta la prenotazione inviando una mail a: ofm@officinefotografiche.org

Per le letture portfolio attendere sempre conferma dell’orario dell’appuntamento; è necessario portare con se un supporto per mostrare le proprie immagini (pc o tablet, oppure stampe)

Alberto Sed (famiglia)
Proiezione del documentario - lunedì 28 gennaio 2019 - ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Finché avrò voce. Storia di Alberto Sed

Alessandro Martinelli e Andrea Quattrini

In occasione del Giorno della Memoria, lunedì 28 gennaio dalle ore 19.00 verrà proiettato il documentario “Finché avrò voce. Storia di Alberto Sed” realizzato da Alessandro Martinelli ed Andrea Quattrini. Il film racconta la vita di Alberto Sed, ebreo romano ora novantenne sopravvissuto all’inferno di Auschwitz e testimone della Shoa. 

Negli anni della guerra, Alberto è un bambino orfano di padre, cresciuto in collegio fino a quando le leggi razziali del 1938 gli impediscono di proseguire gli studi. Sfuggito alla retata del 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma da parte delle truppe tedesche, Alberto viene catturato dopo qualche mese, probabilmente per una soffiata, insieme alla madre e alle tre sorelle, Angelica, Fatina ed Emma. Transitando per il campo di Fossoli, vicino Modena, la famiglia giunge ad Auschwitz su un carro bestiame. Emma di soli sei anni e la madre appena arrivate vengono giudicate inabili al lavoro e condotte alle camere a gas. La sorella Angelica, invece, riesce a sopravvivere nel campo sino a che, un mese prima della fine della guerra, viene sbranata dai cani per il divertimento delle SS. L’altra sorella, Fatina, riesce a tornare a Roma ma rimarrà per sempre segnata da ferite profonde anche per aver assistito alla terribile morte di Angelica e per essere stata sottoposta agli esperimenti dello spietato dottor Mengele. 

Alberto, nonostante sia solo un ragazzino, marchiato con il numero A 5491, riesce a sopravvive per 13 mesi a varie selezioni, alla fame, ai lavori forzati, alle malattie, alle torture, al rigido inverno polacco, alla marcia della morte e allo sfinimento. Durante la prigionia partecipa per un pezzo di pane ad incontri di pugilato fra prigionieri organizzati per lo svago domenicale delle SS e delle loro donne. Nell’aprile del 1945, dopo essere scampato a un bombardamento, viene liberato dalle truppe americane a Dora, riuscendo a tornare a Roma nel settembre successivo ancora sedicenne.

Per più di 60 anni Alberto non ha mai raccontato del suo inferno nel campo di sterminio, un po’ per il timore di non essere creduto e un po’ per tentare di lasciare tutto alle spalle e concentrarsi sulla nuova vita. Giovanissimo sposa Renata, “la prima cosa bella avuta dalla vita”, con cui mette al mondo tre figlie che lo rendono nonno di molti nipoti e pronipoti. Anche alla sua famiglia nasconde a lungo le violenze e gli orrori di Auschwitz fino a che nel 2007 incontra Roberto Riccardi che lo convince con “parole dolci” ad aprirsi. Alberto così inizia a raccontare la sua storia, che Riccardi raccoglie nel libro “Sono Stato un Numero. Alberto Sed racconta” (ed. La Giuntina), ed ad andare nelle scuole per testimoniare. Questa opera di testimonianza e l’affetto spontaneo che i giovani gli dimostrano in ogni occasione di incontro, sono per Alberto la vera rivincita sull’orrore di Auschwitz. 

Grazie all’impegno assunto come testimone delle atrocità compiutesi nei campi di sterminio, nel 2015 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferisce ad Alberto l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Alessandro Martinelli ed Andrea Quattrini, appassionati fotografi (Alessandro è anche uno storico iscritto di Officine), dopo aver conosciuto Alberto, hanno sentito forte il dovere di raccoglierne la testimonianza documentando la sua storia e realizzando un film che aiutasse a mantenere viva la memoria delle violenze accadute nei lager nazisti, quale monito per la generazione attuale a non dimenticare ed indelebile memoria per le generazioni future.

 

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Presentazione editoriale - 22 gennaio 2019 - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

MetroMoebius

Leonardo Brogioni e Angelo Miotto

Martedì 22 gennaio ospiteremo Leonardo Brogioni e  Angelo Miotto che ci racconteranno  MetroMoebius, un progetto transmediale nato come ricerca fotografica personale di Leonardo Brogioni, con il tempo arricchitosi di un racconto scritto da Angelo Miotto e infine diventato parte sia di un web-doc che di un adattamento radiofonico, trasmesso da Radio Popolare, con l’interpretazione di Elio De Capitani.

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MetroMoebius è un’idea nata molti anni fa, saltando da un vagone all’altro della metropolitana milanese. La storia è quella di un signore, Moebius, che si innamora della voce dell’annunciatrice delle fermate. Pensa di avere un rendez-vous con lei e la cerca disperatamente per una settimana sempre sottoterra.

Mentre aspetta il momento di un incontro improbabile descrive la quotidianità del mondo sottoterra, dentro la metropolitana. Alla fine si incontreranno dando vita a un finale a sorpresa.
Con il tempo, al lavoro di scrittura si è aggiunta la volontà di arrivare ad altri linguaggi, come il teatro e la fotografia, coinvolgendo il regista e attore Elio De Capitani e il fotografo Leonardo Brogioni.

 

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Presentazione editoriale - martedì 11 dicembre 2018 - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Cities 4

ISP Experience

Le strade di Cities si incrociano spesso, e un bel crocevia si trova da Officine Fotografiche Milano, dove martedi 11 dicembre, dalle 18,30 presenteremo in anteprima proiezione il nuovo numero di Cities, il quarto, e il nuovo progetto in partenza dedicato alla fotografia analogica, Cities, speciale Back to the Past.

A presentare Cities 4 saranno Angelo Cucchetto e Graziano Perotti con uno degli 8 mentori della produzione, Adriano Cascio, a seguire la presentazione di Back to the Past con anche Beppe Bolchi e Giorgio Galimberti.

Insieme  con i fotografi che collaborano con Cities e che potranno esserci


 

Il quarto numero di Cities rappresenta un salto di qualità importante per il Magazine, dopo il restyling e la definitiva impostazione stilistica raggiunta col numero 3.

Il nuovo Magazine sarà infatti composto principalmente da 8 progetti condivisi, focus sviluppati dai mentori e condivisi in produzione con i partecipanti.

Gli otto progetti e lo speciale TPD sono stati realizzati a settembre ed ottobre, in nove località, da 104 fotografi coordinati dai Mentori Adriano Cascio, Michele Di Donato, Francesco Faraci, Salvatore Matarazzo, Graziano Perotti, Giuseppe Pons, Andrea Scirè e Maurizio Targhetta.

Progetti a www.italianstreetphotography.com/news/isp-experience-4

il risultato sarà un volume di piu di 230 pagine, formato A4, brossurato e rilegato, con gli otto progetti, 4 portfoli in evidenza e la sezione dedicata allo speciale sul festival TPD di Trieste. Tiratura minima di trecento copie, costo a copia euro 20, prevendite da mercoledi 13 sul sito www.italianstreetphotography.com 

 

 

Cities, speciale Back to the Past, viene lanciato con la call dediacata, attiva dal giorno 12 dicembre 2018 al fine febbraio  2019 sul sito www.photographers.it 

Back to the Past inteso come concept, quindi progetti di fotografia vintage, ma anche contemporanei, che abbiamo un focus fotografico che riguardi il passato: ricordi, emozioni, mondi vissuti o vissuti proiettivi, focus onirici o di documentazione, il Must è che siano stati realizzati con tecniche analogiche di ripresa. 

La call servirà ad individuare 20 progetti Autoriali, progetti che saranno selezionati da Angelo Cucchetto (fondatore di ISP ed editor di Cities) e Graziano Perotti (Fotografo e Photo Editor di Cities). Apriranno il volume tre progetti,  lo Yemen di Graziano Perotti, una selezione della serie Instant Cities di Giorgio Galimberti e una del progetto Città senza tempo di Beppe Bolchi.

I 23 progetti comporranno un volume unico, un numero speciale del magazine Cities, Back to the Past dedicato appunto alla fotografia analogica. Inoltre gli autori saranno invitati a partecipare ad una mostra collettiva Back to the Past che verrà esposta con il lancio del volume ad aprile. L’iniziativa è autofinanziata.

 

 

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Presentazione editoriale - Martedì 4 dicembre - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Kurdistan Memories

Eugenio Grosso
interviene Marta Serafini - giornalista de il Corriere della Sera

Martedì 4 dicembre presenteremo a Officine Fotografiche ‘Kurdistan Memories’ insieme all’autore Eugenio Grosso e a Marta Serafini, giornalista de Il Corriere della Sera.

‘Per lungo tempo i curdi sono stati dimenticati dalla storia finché, recentemente, sono tornati sotto i riflettori per il loro sforzo nella guerra contro ISIS in Siria e Iraq. 

I curdi sono una numerosa minoranza etnica che non ha mai avuto un proprio stato. Divisi in quattro nazioni: Turchia, Iran, Iraq e Siria, ci sono stati solo rari tentativi di stabilire uno stato curdo. La Repubblica di Mahabad fu uno di quelli, sfortunatamente durò solo pochi mesi nel 1946 nell’odierno Iran. 

Nel 2003, durante la seconda Guerra del Golfo, la parte Nord dell’Iraq, quella abitata dai curdi, venne dichiarata no-fly zone. Da allora i curdi vi hanno stabilito una regione autonoma con il proprio parlamento, esercito e bandiera. Ciononostante, il Kurdistan Iracheno, rimane dipendente dal governo centrale. Da quando il conflitto con il così detto Stato Islamico si è quasi concluso le spinte indipendentiste sono diventate sempre più forti e, nel settembre 2017, si è votato un referendum in cui la maggioranza della popolazione mostrava la volontà di separarsi dal resto dell’Iraq. 

Nonostante questo la società curda non è un insieme omogeneo, molti conflitti, come la guerra civile che insanguinò il paese negli anni ’90, ha reso il cammino verso l’indipendenza un obiettivo difficile da raggiungere. 

Ho vissuto e lavorato in Kurdistan Iracheno per circa sei mesi e questo libro è una collezione di elementi che compongo l’identità curda nella regione, dalla politica all’economia, l’impegno militare, la religione, l’occidentalizzazione e il patrimonio culturale. Il libro ha anche un testo scritto che è un diario della mia esperienza professionale di quel periodo.’ (EG)

 

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Eugenio Grosso è un fotogiornalista italiano che si occupa di temi sociali e di conflitto. Nel 2015 ha realizzato diversi servizi nei Balcani e in nord Europa seguendo le rotte dei migranti attraverso Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria e infine Francia. Tra il 2016 e il 2017 ha vissuto in Iraq durante la campagna per liberare la città di Mosul dall’occupazione di ISIS. A Novembre 2018 ha pubblicato ‘Kurdistan Memories’ un libro fotografico sulla sua esperienza di quel periodo. I suoi lavori sono stati pubblicati su testate nazionali e internazionali come Il Corriere della Sera, BBC, CNN, The Washington Post.