24302063_1759301251030171_8569507937841374338_o

Omnibus Circus

Laura Serani
Fotogang

Laura Serani – curatrice di mostre e progetti editoriali, direttrice artistica –  con l’intento di suscitare incontri e scoperte e di provocare eventi poco convenzionali in luoghi atipici – ha lanciato nel 2017 Omnibus Circus, galleria effimera e nomade a geografia e geometria variabili.

Dopo una prima edizione negli appartamenti dell’Hôtel de Sauroy a Parigi, che ha incontrato l’entusiasmo di artisti e di pubblico, in attesa di riaprire a Parigi dal 9 al 29 aprile 2018, Omnibus Circus fa tappa a Milano con la complicità di Foto Gang negli spazi di Officine Fotografiche – Milano dove per tre giorni il 15, il  16 e il 17 dicembre propone l’acquisto di opere di fotografi come: Larry Fink, Federico Patellani e Malick Sidibé, Jacopo Benassi, Jacques Borgetto, Lorenzo Castore, Chico De Luigi, Stefano De Luigi, Francesco Jodice, Martino Marangoni, Melina Mulas, Cristina Omenetto, Francesco Radino,  Alisa Resnik, Sophie Zenon; di artisti che esplorano linguaggi visivi e supporti diversi, pittori e disegnatori che investono nuovi territori come:  Alfano, Carolle Benitah, Gérard Beringer, Alessandra Calo’, Eugenia Lecca, Martha Posner e Salvatore Puglia.

Inoltre ci sarà una sezione dedicata a fotografi emergenti tra cui:  Filippo Brancoli Pantera, Martina Cirese, Enrico Di Nardo, Ikuru Kuwajima, Francesco Levy, Gihan Tubbeh, Sofia Uslenghi.

Una selezione di libri e fanzine  a cura de:  l’Artiere, Foto Gang  e Zine Tonic; creazioni tessili di WaxMax e proiezioni e interventi musicali.

Info

 

venerdì 18:00 – 22:00

sabato 12:00 – 22:00

domenica 12:00 – 20:00

 

Still003
Presentazione editoriale - 13 dicembre 2017 - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Still Europe

Luca Nizzoli Toetti

unnamed       

 L’uniformità e il vuoto culturale.  E contro tali due orchi che è necessario dichiarare e condurre in maniera netta una guerra all’ultimo sangue, per salvare la “ricchezza della differenza” che caratterizza tutto quanto c’è di importante nella cultura umana.

Zygmunt Bauman

Dopo “ALMOST EUROPE”, il primo libro di Luca Nizzoli Toetti, un viaggio alla ricerca dell’Europa, da Kaliningrad a Istanbul, lungo la “Cortina blu”, il nuovo confine disegnato dopo l’allargamento a est della Comunità Europea. Postcart Edizioni è lieta di presentare “STILL EUROPE”, il secondo volume della trilogia sull’Europa di LNT, un viaggio alla riscoperta dell’Europa, alla ricerca del minimo comune denominatore che definisce il Vecchio Conti- nente. Con un testo di Francesco Acerbis e di Zygmunt Bauman, 128 fotografie che ci accompagnano nella straor- dinaria normalità di un’Europa fatta prima di tutto di persone che si muovono, si incontrano, dialogano e imparano a conoscersi. 3 primavere, 3 viaggi, 16000 km in treno, 39 città a piedi, un fotografo.

Luca Nizzoli Toetti, fotografo indipendente, curatore e direttore artistico, musicista, docente. Più di 20 anni di carriera tra pubblicazioni su quotidiani e magazines, mostre, partecipazioni a festival, incontri pubblici e qual- che riconoscimento. Dalla strage di via Palestro alla nascita dell’Euro, nel corso degli anni pubblica sui maggiori quotidiani italiani centinaia di fotografie documentando i principali avvenimenti di cronaca e attualità politica ed economica. Collabora in maniera assidua con alcune riviste, producendo reportage, come L’Espresso, ioDonna, Internazionale. Per Vanity Fair ritrae più di trenta fra i più celebri autori italiani per “Scrittori in corso”, rubrica curata da Caterina Soffici: grazie a questa commissione ha la fortuna di incontrare Alda Merini, Nanda Pivano, Vincenzo Cerami e altri grandi scrittori e poeti del 900. E’ direttore artistico dell’Independent Foto Festival di Ivrea nel 2010 e 2011, in cui fra le tante ospita la mostra in ricordo di Marco Pesaresi, autore che ha profondamen- te segnato l’ispirazione di Luca nell’approccio al lavoro. La sua visione autoriale gli vale il premio Bruce Chatwin per i grandi viaggiatori nel 2010 e viene elogiata dal maestro Gianni Berengo Gardin che riconosce in Luca il suo “erede”. Il libro “almost Europe”, opera prima edita da Postcart nel 2013, forte di 55 foto di classico, puro bian- co e nero, realizzate tra Kaliningrad e Istanbul durante un viaggio di alcuni mesi tra Russia, Bielorussia, Ucraina, Moldova e Transnistria, con testi di Mario Dondero e Sergio Romano, è un successo di critica e pubblico e risulta (quasi) esaurito. Premio Bastianelli (miglior libro di fotografia italiano opera prima) 2014, nomination per World best book a PhotoEspana, selezionato per la mostra “TIP–the italian photobook, Best Italian book 2000/2014” curata da MiCamera.

Nemo immagine evento milano novembre 2017
Presentazione editoriale - giovedì 30 novembre ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

PRESENTAZIONE EDITORIALE E MOSTRA ILLUSTRAZIONI NEMO’S

Nemo's
In collaborazione con Logos Edizioni

Giovedì 23 novembre ore 19 presentazione editoriale di Who is Nemo’s e H2O e mostra delle illustrazioni originali alla presenta dell’artista.

NemO’s ha iniziato a disegnare ancora prima di imparare a scrivere. Dopo la scuola media, si è iscritto al Liceo Artistico della sua città e in quel periodo si è avvicinato al “writing” e alla street art. Nel momento in cui ha iniziato a disegnare sui muri cittadini ha dovuto scegliersi un “Tag” e ha optato per Nemo, come il capitano di Ventimila leghe sotto i mari, il protagonista di uno dei primi fumetti di Winsor McKay e, da ultimo ma non per importanza, come la parola latina per “nessuno”, che rende il suo lavoro ancora più misterioso.

Ha aggiunto il genitivo sassone ’s in modo che il suo nome d’arte significhi “di nessuno”, così da completare il paradosso insito nel proprio modo di identificarsi. Ha iniziato a scrivere il suo nome sui muri per poi abbandonare il writing e l’aspetto calligrafico iniziando a riprodurre i suoi disegni.

È passato così a utilizzare personaggi e disegni per esprimere se stesso e tradurre visivamente le idee che non avrebbe potuto comunicare a parole. Il suo percorso artistico lo ha portato a maturare un particolare interesse per i colori e la carta riciclata e si è messo in cerca di un modo per “dipingere” i suoi disegni.

Fino a quel momento aveva usato solo vernice spray e colori acrilici ma la carta aveva qualcosa di speciale, era una materia viva. Il lavoro di NemO’s si divide in immagini grafiche ed essenziali, veicolando un messaggio sociale attraverso personaggi che compiono azioni poetiche e surreali come quelli di una fiaba non meglio definita.

Di recente ha iniziato a combinare la sua “tecnica con la carta” e disegni che affrontano tematiche sociali.
Il suo primo libro, Who is NemO’s, è una raccolta di disegni, ma soprattutto di riflessioni fatte con occhi critici e consapevoli sulla quotidianità che ci circonda, traducendola per immagini attraverso un umorismo macabro e cinico.

A ispirare la spinta espressiva di NemO’s è soprattutto la meraviglia per il potenziale umano e allo stesso tempo il disgusto per la società cosiddetta “civilizzata” che siamo riusciti a creare; una società che ci schiaccia, ci umilia e ci riduce a mera carne da macello, rendendoci prigionieri della nostra ingombrante materialità e della nostra spasmodica ricerca di perfezione e immortalità.

Non a caso, i protagonisti delle sue opere sono soprattutto corpi nudi, deformi e dalla pelle flaccida, spesso legati, straziati e ingabbiati, e sempre vittime inermi e allucinate della loro umiliante condizione di esseri umani.

Le contraddizioni, le ingiustizie e le ipocrisie del mondo in cui siamo costretti a vivere prendono così la forma di incubi che si insinuano nella mente e nell’animo dello spettatore con la speranza di risvegliarne il desiderio di riscatto.

H2O, è costituito da quindici disegni consecutivi e visionari che traducono in un’allucinazione fantascientifica le conseguenze dello spreco di acqua sul nostro pianeta. Il personaggio che abbiamo già visto sui muri che fiancheggiano le strade delle nostre città e nel volume Who is Nemo’s ci accoglie nella prima tavola, intento a succhiare una cannuccia.
È l’incarnazione dell’uomo contemporaneo. La cannuccia, in questo libro che si snoda in orizzontale, in quindici tavole da affiancare una all’altra, striscia a terra e si trasforma in un tubo bicolore che si prolunga come un filo a cucire virtualmente tutte le pagine.

Attraverso la cannuccia l’uomo attinge acqua dal pianeta, mentre le tubature proliferano fino a formare una selva intricata. Sono i tubi di una pompa di benzina, di una macchinetta del caffè, i tubi collegati agli annaffiatoi che gravano sulla schiena durante il lavoro nei campi. Non abbandonano l’uomo nemmeno quando fa i suoi bisogni e continuano a serpeggiargli intorno mentre pulisce il pavimento o siede nella vasca da bagno.

Tutte situazioni quotidiane, in cui le tubature che ci circondano e solitamente rimangono nascoste vengono alla luce svelandoci come effettivamente utilizziamo la nostra risorsa più preziosa.

cities
Presentazione della rivista - mercoledì 29 novembre 2017 - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

CITIES2

ISP Experience

Angelo Cucchetto, ceo di Isp, Graziano Perotti, photoeditor di Cities e gli autori Isp Lorenzo Fasola, Giorgio Galimberti e Giuseppe Pons, illustreranno il secondo numero di CITIES a Officine Fotografiche Milano il 29 novembre dalle ore 18 e 30.

CITIES è una fanzine dedicata alla Street Italiana,  un magazine per raccontare scorci urbani e umani, una fanzine di 100 pagine che presenterà gli scatti selezionati realizzati dai partecipanti all’iniziativa ISP Experience offrendo uno spaccato cittadino da differenti punti di vista ma in un’ottica street.

Il progetto è partito ad aprile 2017 in sei città Italiane (Torino, Milano, Venezia, Genova, Roma, Catania) dando vita a una vera produzione condivisa a cui hanno partecipato 113 fotografi.   Il risultato di questo incontro è stato CITIES1, presentato  ufficialmente al FujiFilm X Vision Tour a fine giugno a Milano da Angelo Cucchetto, ceo di Isp, e Graziano Perotti, Photoeditor. Sucessivamente la Fanzine è stata proposta e presentata in alcuni appuntamenti a festival e rassegne Estive, come il Pontremoli Foto Festival, Corigliano Fotografia e Gazebook.

Il progetto si è poi evoluto: ISP EXPERIENCE 2 in settembre è stato strutturato in modo da offrire partecipazione a tutti, con un corso propedeutico di Street Photography a numero chiuso e la produzione del magazine Cities su due diversi weekend: nel weekend del 23 e 24 settembre gli Autori Isp hanno tenuto dei corsi propedeutici alla street (67 iscritti tra Bologna, Catania, Milano, Padova, Rapallo, Roma, Torino) mentre nel successivo weekend del 30 settembre/1 ottobre è avvenuta la produzione su 8 città (104 iscritti tra Bologna, Matera, Milano, Padova, Rapallo, Roma, Siracusa, Torino) seguiti dagli Autori Isp in veste di mentori.

Da quest’ultimo percorso nasce Cities2

 

 

il reportage
Presentazioni della rivista - martedì 21 novembre 2017 - Officine Fotografiche Milano

Incontro con Il Reportage

con Albertina D'Urso, Chicco D'Elia e Maria Camilla Brunetti

Martedì 21 novembre alle 18 e 30 riprendono gli incontri con Il Reportage a Officine Fotografiche Milano, per l’occasione saranno presentati gli ultimi due numeri della rivista.

Modera: Maria Camilla Brunetti (caporedattrice de Il Reportage)
Intervengono: Albertina D’Urso (fotogiornalista) e Chicco Elia (giornalista, condirettore di QCode Magazine)


Il giornalista Chicco Elia racconterà durante l’incontro, del progetto  giornalistico “Walking the Line” portato avanti insieme a Cecilia Dalla Negra e vincitore della sezione articoli inediti della 1° edizione del Premio giornalistico “Il Reportage”.

Walking the Line è un progetto di giornalismo narrativo che racconterà – nell’arco di un anno – il confine che non c’è. A cinquanta anni dalla Guerra dei Sei Giorni, due giornalisti e un fotografo ripercorrono a piedi la Linea Verde, il confine che la comunità internazionale poneva come base della futura pace tra Israele e Palestina. Non è andata così; lungo quella linea si intrecciano il passato e il presente, senza traccia di futuro. Un viaggio, una mappa interattiva, incontri e interviste per capire quanto l’idea stessa di confine definito sia stata inglobata dalla storia. Parte di Walking the line è pubblicato sull’ultimo numero di Reportage, il numero 32.

Albertina D’Urso parlerà del suo reportage su Porto Rico scattato in occasione del referendum dell’11 giugno che prevede la trasformazione del Paese in Stato USA. La sfida che si prospetta per il Paese è tutta nel processo di transizione che porterà l’isola a diverntare americana cercando, al tempo stesso, di salvaguardare una cultura complessa e multiculturale.

Maria Camilla Brunetti raconterà del progetto a lungo termine “Naba’a. Cento anni di esilio” che, insieme al fotografo Lorenzo Tugnoli, sta portando avanti dal 2015 a Naba’a, un quartiere estremamente complesso di Beirut e molto importante dal punto di vista delle condizioni di integrazione politico-sociale e confessionale.


 

Il trimestrale “Il Reportage” nasce dall’esigenza di riscoprire e dare spazio a una forma di giornalismo – spesso a cavallo con la letteratura – un po’ dimenticata o sacrificata nei giornali di oggi. Il reportage ha avuto anni ruggenti (vi si sono dedicate le principali firme dei giornali e grandi scrittori, basti ricordare i nostri Buzzati e Parise, oppure Hemingway e Garcia Marquez), ma quegli anni sembrano purtroppo lontani. In un’epoca di grandi e rapidi cambiamenti c’è nuovamente bisogno di raccontare la storia in presa diretta. Un reportage non è un vero reportage se non è affiancato da grandi foto. L’esempio che fu di Epoca e dell’Illustrazione italiana parla chiaro.  La nostra rivista intende dare spazio ai principali fotoreporter italiani e stranieri, che spesso vedono scarsamente considerato il loro lavoro.  È per questo che scrittori, giornalisti e fotografi hanno qui pari dignità. Il loro punto di vista è affiancato, non sovrapposto: le fotografie non illustrano i pezzi, ma stabiliscono un secondo sguardo, così come i pezzi non “descrivono” le foto. “Il Reportage” ha una concezione del reportage particolarmente flessibile. Non c’è uno stile identitario, non ci sono temi privilegiati se non per le situazioni emblematiche che raccontano. Il reportage può essere un’inchiesta, un’intervista, un viaggio “letterario”, un diario.  Ampio spazio è riservato al fotoreportage, dove sono le sole immagini a raccontare una storia. Talvolta ne basta una soltanto, come nella rubrica “la foto vintage”, che chiude la rivista. Il racconto finale consente anche di mantenere un contatto con la narrativa d’immaginazione. Il Reportage ha una tiratura di 1.500 copie. Viene distribuito nelle principali librerie italiane e in molte edicole di Roma e dintorni. Le pagine sono 96, tutte a colori. Il prezzo è di 10 euro.  Direttore è Riccardo De Gennaro, che ha lavorato per oltre 20 anni al Sole-24 Ore e poi a Repubblica, photoeditor Andrea Mattone. Pubblicato da Edizioni Centouno srl, il Reportage è presente anche su Facebook con un gruppo che conta circa 2mila iscritti.

14-posner.petersburg
Presentazione editoriale - mercoledì 15 novembre 2017 - Officine Fotografiche Milano

Past Perfect Continuous

Igor Posner
con Samuele Pellecchia e Francesco Merlini

Nel 2006 Igor Posner è tornato per la prima volta in 14 anni a San Pietroburgo, la città dove è nato. Messo di fronte alla risonanza in continuo movimento del luogo e della memoria, le immagini risultanti sono fondamentalmente impressioniste, immagini afferrate attraverso la distanza del tempo.

Questa città è in parte osservata e in parte ricordata, due versioni che si sovrappongono senza combaciare, una mappatura dove il passato e il presente si intersecano – una città immaginaria, e in un certo senso evocata dal desiderio di trovare una qualche incarnazione ormai persa di ciò che una volta era familiare – un desiderio che alla fine non verrà mai esaudito. Posner sta cercando di comprendere ciò che significa affrontare il passato attraverso la fotografia.

Vi è una collisione di esperienze distinte e tempi diversi. Il suo attuale incontro con la città è inevitabilmente plasmato da quello che conosceva – il racconto è uno dei risultati prodotti dal ritorno e dall’attesa; l’incerta oscurità di queste immagini, il loro tormentato senso di distacco ne sono prova; Questi luoghi parlano non solo di quello che sono ora, ma anche di quello che avrebbero potuto essere.

Nato a San Pietroburgo (Leningrado). Igor Posner si trasferisce in California nei primi anni ’90. Ha studiato biologia molecolare e cellulare presso l’Università della California a Los Angeles, dove ha iniziato a fotografare e sperimentare in camera oscura. L’infatuazione iniziale per la fotografia ha portato Igor a esplorare l’esperienza silenziosa e sconvolgente di camminare nella notte per le strade di Los Angeles e Tijuana. La collisione del sociale e dell’ordinario con ciò che è personale e psicologico, dà vita alla sua prima serie di immagini “None Such Records”, progetto che assapora la strana solitudine dell’enigmatica regione tra California e Messico; solitudine che si percepisce nelle strade, nei bar, nei motel e nelle figure che scompaiono nella notte. Dopo 14 anni, Igor è tornato a San Pietroburgo nel 2006, dedicandosi a tempo pieno alla fotografia e dando vita al libro Past Perfect Continuous, pubblicato da Red Hook Editions, nel 2017. Igor attualmente vive a New York e lavora al progetto a lungo termine Cargo, che esplora gli aspetti psicologici della migrazione e la graduale scomparsa dei quartieri abitati dalle comunità di immigrati Russi negli Stati Uniti. Il lavoro di Igor è stato in mostra negli Stati Uniti, in Europa, in Russia e nel Sud-est asiatico. Entra a far parte dell’agenzia Prospekt nel 2011.

Info

Past Perfect Continuous
Red Hook Editions
160 pagine
17 x 23 cm (6.7 x 9 in.)
ISBN 978-1-941703-02-1
Contributors: Mary Di Lucia, short story

Danakil
Incontro con l'autore - mercoledì 8 novembre - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Dancalia: i racconti dei geologi di Kailas e di Andrea Frazzetta

Andrea Frazzetta e Francesco Pandolfo

Mercoledì 8 novembre, a partire dalle 18 e 30 a Officine Fotografiche Milano, incontreremo il fotografo Andrea Frazzetta e il geologo Francesco Pandolfo per una serata di racconti sulla Dancalia.


L’avventura con il fotografo Andrea Frazzetta, è cominciata nel febbraio 2016, quando Andrea si appoggia a Kailas per effettuare un servizio fotografico in Dancalia, inviato dal New York Times. La Geologia e i paesaggi infernali del deserto di “sale e di fuoco” ammaliano il fotografo e le spiegazioni del nostro geologo che lo accompagna, lo aiutano a riportare in patria un grandioso risultato fotografico, che descrive contemporaneamente il cuore e il carattere di questa regione estrema.

In questa serata il geologo e guida Kailas Francesco Pandolfo racconta la Dancalia proiettando immagini e filmati, per aiutarci a capire fino in fondo questa terra dalla geologia forte e dai paesaggi estremamente vari e unici nel pianeta.
In seguito Andrea Frazzetta presenta la sua mostra raccontando lo sviluppo del suo lavoro.


 

Infinite distese di sale, laghi dai colori psichedelici e vulcani attivi: questa terra in continua evoluzione è allo stesso tempo paradiso e inferno. È un luogo ancestrale, dove è ancora possibile osservare i fenomeni che hanno dato origine al mondo.
Situata nella parte settentrionale del triangolo di Afar, zona che deve il nome alle popolazioni nomadi che vi abitano, la vasta depressione della Dancalia è l’anello di congiunzione di tre placche tettoniche in costante espansione tra Etiopia, Eritrea e Gibuti. Questa terra fatta di fuoco, sale e lava nei pressi della rift Valley – la lunga faglia che taglia in due il continente – è un oceano fantasma. Quando 20mila anni fa le sue acque si sono ritirate e il mare è evaporato si sono create le particolari condizioni che han generato la Dancalia, una distesa di rocce evaporitiche che dà origine alla grande piana del sale, un deserto circa 600 chilometri. Si tratta di uno dei luoghi più vulnerabili al mondo: il fuoco è proprio sotto i nostri piedi, a cinque chilometri, e la crosta terrestre viene sottoposta a sollecitazioni di ogni tipo. È una parte del pianeta dove puoi percepire il cuore pulsante della Terra. Le capanne Afar costruite con fango e ramoscelli appaiono sulla vasta pianura come un miraggio. Questo popolo nomade dedito principalmente all’estrazione di minerali, vive su una delle terre più inospitali del pianeta. Il luogo abitato più caldo che ci sia, con pochissima vegetazione e temperature che possono raggiungere i 48 gradi. Gli Afar sembrano emersi dal nulla. Hanno mantenuto una forte identità senza avere testimonianze del loro passato. La loro economia era e resta precaria. Sono nomadi che devono affrontare l’ostilità del clima e del territorio. Si sono adattati a sopravvivere in una terra dura e impossibile e nel tempo si sono guadagnati la fama di un popolo di guerrieri.

idyssey
Presentazione editoriale - venerdì 22 settembre 2017 ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

iDyssey

Stefano De Luigi
con Chiara Oggioni Tiepolo

Il primo canto dell’Odissea in pochi versi anticipa l’intera storia della famosa epopea: il viaggio ai confini della terra e dell’al di là e le peripezie di Ulisse, l’impossibilità di dimenticare Itaca, il ritorno. E in pochi versi irretisce, con vicende e avventure dove la mitologia esalta le gesta degli uomini, legate o guidate dalle passioni degli dei.

La fascinazione provata da bambini per le fiabe, continua da adolescenti con la lettura dell’Odissea che convoca e concentra desideri, fantasmi e paure. Le distanze da percorrere, le sembianze dei mostri e i pericoli sono qui amplificati, le passioni eccessive e la crudeltà assoluta; contrariamente alle fiabe, non c’è perdono e il lieto fine è ben difficile conquista, ma il tema centrale è sempre il cammino verso la ricerca e la costruzione di sé, metafora del corso della vita umana, attraverso l’identificazione con gli eroi e il loro percorso iniziatico. Classico tra i classici, l’Odissea è ancora oggi oggetto di infinite traduzioni e adattamenti, in colossal per il cinema, in telefilm per la televisione, commedie musicali e addirittura fumetti. A cominciare, curiosamente, da uno dei primi lungometraggi realizzati dal cinema italiano, che, presentato nell’ambito dell’esposizione di Torino del 1911, ottenne il terzo Gran Premio per la «categoria artistica» al Concorso internazionale cinematografico.

Stefano De Luigi, immaginando un lavoro sui luoghi dell’Odissea realizzato unicamente con uno smartphone, ne perpetua la relazione con le tecnologie d’avanguardia, ieri le prime pellicole, oggi i supporti digitali, nuovi compagni ideali di viaggio, di cui esplora le infinite possibilità. Abituato a lavorare per progetti editoriali di lungo respiro, attento osservatore dell’evoluzione della società, De Luigi ha ripercorso il Mediterraneo operando un parallelo permanente tra il mondo classico e quello odierno. Il suo progetto si presta a tante letture diverse: una rivisitazione dell’Odissea reinserita in un contesto attuale; un riferimento al Mediterraneo, mare di nuove e drammatiche peregrinazioni; un viaggio sulle tracce delle civilizzazioni dell’occidente; una riflessione sul ricorso ad un supporto a priori amatoriale e sull’evoluzione della fotografia in piena fase di ridefinizione.

In realtà tutte le letture si intrecciano e, da una tappa all’altra delle «dodici stazioni» di Ulisse, si passa da un approccio documentaristico ad un tono più letterario, da immagini che raccontano la realtà ad altre che lasciano libero corso all’immaginario e alla nostalgia. Paesaggi antichi e immutati, vestigia archeologiche, più spesso fotografati col banco ottico, trovano un equilibrio perfetto in queste piccole immagini a colori di formato quadrato. Scatti fugaci che fissano diversamente ma con altrettanta intensità, rituali quotidiani, nuove forme di religiosità, tracce di un turismo che si nutre del passato, luoghi teatro di traffici e speculazioni; situazioni che, in una dimensione di tempo sospeso, ci riportano al presente. Mari si susseguono a mari, intelligenti effetti di flou e di luce traducono l’eterno navigare, giorno dopo giorno. Terre d’approdo sicure o inquietanti, profili di isole e vulcani, figure antiche di abitanti e statue come presenze pietrificate, ora emergono piano dall’oscurità, ora si stagliano nella luce abbagliante. Emblematiche e dal forte potere evocatore come i canti dell’Odissea stessa, alcune immagini s’impongono come vere icone, altre estremamente fragili, appaiono in bilico tra sogno e visione.

De Luigi sa tradurre ogni luogo in modo pertinente, suscitando sentimenti diversi attraverso il ricorso a vari linguaggi visivi che vanno dall’immagine fissa a quella in movimento, fino alla realizzazione di filmati che accentuano il carattere narrativo del suo lavoro.

La poesia di Omero era detta o cantata, la scelta di filmare la lettura di passaggi significativi, riporta alla dimensione originaria del testo e ritma le tappe del viaggio e il susseguirsi delle immagini da Troia a Itaca. Guardando la carta, dal Peloponneso a Gibilterra, è impossibile non pensare a coloro che attraversano oggi il bacino mediterraneo affrontando il mare alla ricerca di nuovi approdi ospitali, andando incontro agli stessi pericoli degli uomini di Ulisse, come loro eroici, ma che mai come eroi saranno riconosciuti, destinati a sparire tra vortici marini e flusso delle attualità.

E nell’epopea moderna di Stefano De Luigi, ode al viaggio emblematico e fondatore, ci piace trovare l’eco dell’ospitalità del re dei Feaci, il saggio Alcinoo, “dalla mente divina”, nel cui giardino, frutti maturavano in ogni stagione, per magia… prova che anche gli dei a volte riconoscono i giusti. (Laura Serani)

 

 

Stefano De Luigi è fotografo professionista dal 1988. Vive a Parigi dal 1989 al 1996 dove lavora per il Museo del Grand Louvre. Nel 1998 realizza un lavoro sull’universo della moda: Celebrities. In questi anni espone in mostre collettive: Edinburgo, Parigi, Arles e personali: Braga e Savignano. Nel 2000 riceve la Honorable Mention del Leica Oskar Barnack Award. Nello stesso anno comincia il progetto Pornoland, un viaggio fotografico sui set della pornografia nel mondo. Nel 2004 Pornoland diventa un libro con testo di Martin Amis, edizioni Contrasto.Thames and Hudson, Knessebeck, La Martinière. Pornoland viene esposto alla galleria REA (Parigi, 2004), alla Galleria Santa Cecilia (Roma, 2005), al Lanificio (Napoli, 2006), al Festival Trans-Photographic (Lille, 2007), NYPF Photofestival (New York 2011). Altre mostre personali in questi anni sono al WHO (Ginevra 2010), VII Gallery (New York 2010), Galleria 10b (Roma 2010), MART (Rovereto 2011), Photofestival (Atene 2012 e 2016) Fotoistanbul (2015) Parigi Mois de la Photo (2014) Noorderlich (2014) Roma Officine Fotografiche (2015). Dal 2003 al 2006 lavora a Blindness, progetto fotografico sulla condizione della cecità nel mondo. Blindness riceve il patrocinio del WHO e vince il W.E.Smith Felloship Grant nel 2007. Nel 2006 Stefano De Luigi inizia a lavorare su Cinema Mundi, un’indagine sul World Cinema, tutte le produzioni cinematografiche alternative ad Hollywood come Cina, Russia, Iran, Argentina, Nigeria, Corea del Sud e India. Pubblicato su oltre 30 riviste internazionali Cinema Mundi viene trasformato in un cortometraggio di 7 minuti e invitato ad aprire il Festival del cinema di Locarno il 4 agosto 2007.

Stefano De Luigi ha vinto quattro World Press Photos in diverse categorie (1998-2007-2010 -2011).
Nel 2009 vince il Moving Walls della Fondazione Soros che lo espone a New York e Washington.
Nel 2010 vince il Days Japan International Photojournalism Award

Fotoleggendo Walk 2016_Ilaria Di Biagio_02-2
photo walk - domenica 13 giugno 2017 ore 10 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Photo walk Photo week

Pietro Vertamy, Ilaria di Biagio

Il progetto “Photowalk photoweek” nasce da un’idea del gruppo di fotografi e hikers Around the Walk  e Officine Fotografiche Milano coadiuvato dalla piattaforma di mappatura geografica Ammappalitalia.
Il progetto darà la possibilità agli amanti della pratica del cammino, di partecipare alla prima mappatura Gps e fotografica georeferenziata di un percorso pedonale inedito a Milano.
L’11 Giugno si andranno a unire in un unico tracciato le varie sedi espositive facenti parte della Photo Week di Milano. Dal cammino nascerà un tracciato Gps e la documentazione necessaria a ripercorrerlo in maniera libera ed indipendente da tutti gli utenti.
I fotografi Pietro Vertamy e Ilaria Di Biagio, guideranno il gruppo lungo il percorso alla ricerca di  di vedute urbane particolari e scorci di città meno noti.

Info

 

Gli orari e i tempi di percorrenza possono essere soggetti a piccole variazioni e comprendono 20’-30’ max per visita mostre.

ore 10.30

Da OFFICINE FOTOGRAFICHE MILANO (Via Friuli, 60) – Mostra: “La notte immensa” di Alisa Resnik

a LINKE (Via Avancinio Avancini,8) – Mostra: “Trump” di Chris Morris (fino alle 18.00)

>>> ca 6,3 km – tempo stimato: 1h 45’

 

ore 12.45 ca

Da LINKE (Via Avancinio Avancini,8) – Mostra: “Trump” di Chris Morris

a CASTELLO SFORZESCO  (Piazza Castello- Cortile della Rocchetta) – Incontro: “Book Beat” 

>>> ca 6,7 km – tempo stimato: 1h 45’

 

ore 14.30 ca

Da CASTELLO SFORZESCO  (Piazza Castello- Cortile della Rocchetta) – Incontro: “Book Beat” 

a PALAZZO MORANDO (Via s. Andrea, 6) – Mostra: “Obbiettivo Milano” dall’archivio Maria Mulas (fino alle 17.30)

>>> ca 1,7 km – tempo stimato: 30’

 

ore 15.30

Da PALAZZO MORANDO (Via S.Andrea, 6) – Mostra: “Obbiettivo Milano” dall’archivio Maria Mulas 

a MUDIMA LAB (Via Tadino, 20) – Mostra: “Libia. Illusione di libertà” di Manu Brabo (fino alle 19.00)

>>> ca 1,7 km – tempo di percorrenza: 30’

 

ore 16.30

Da MUDIMA LAB (Via Tadino, 20) – Mostra: “Libia. Illusione di libertà” di Manu Brabo 

a FONDAZIONE CATELLA/PORTA NUOVA (Porta Nuova) – Installazione: “Milano Open portrait” di Antonio Ottomanelli

>>> ca 1,8 km – tempo di percorrenza: 40’

 

17.30

Da FONDAZIONE CATELLA/PORTA NUOVA (Porta Nuova) – Installazione: “Milano Open portrait” di Antonio Ottomanelli

a CASCINA MARTESANA ore 19.00 ca (Via Luigi Bertelli, 44) mostra: “Circus” di Enrico Genovese (fino alle 00.00)

>>> ca 4,8 Km – tempo di percorrenza: 1h 20’

©-Sarah-Bouillaud-Le-deuxième-voyage-fantastique-600x350
proiezioni - lunedì 5 giugno ore 23 e 30 - BASE Milano – via Bergognone 34 – Sala Principale/Cortile

Transizioni

A cura di Officine Fotografiche Milano con Transizioni | Rassegna Internazionale del Film Fotografico

Transizioni è una delle più interessanti rassegne internazionali del film fotografico. Durante Milano PhotoWeek, nel cortile di Base verrà proiettata una retrospettiva delle migliori opere presentate nelle edizioni ZERO, UNO e DUE.
Ma prima, Sogni: un concerto|proiezione|improvvisazione di N3O New Electric Organism che darà voce ai film fotografici di Sophie Knittel, Sarah Bouillaud, Cecilia Lutufyab e Maria Pleshkova. Sogni è una dimostrazione di come la fotografia evolva, si modifichi e si trasformi quando interagisce con altre scritture senza per questo perdere la propria unicità e la sua forte capacità espressiva.
Sogni è un occasione per guardare la musica e per ascoltare la fotografia.

Info

Ingresso libero

Schermata 2017-05-09 alle 15.17.50
Presentazione editoriale - mercoledì 24 maggio 2017 ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Take me to the river

in collaborazione con DER*LAB

Due libri, due fiumi, un racconto di identità, memoria e conflitto lungo la riva.

A come Arno e Tara, il fiume dei miracoli: due libri attraversati da un fiume. Due storie italiane che riflettono sul corso d’acqua come confine identitario, come motore di sviluppo, come custode di leggende e come catalizzatore di contraddizioni.

A come Arno di Paolo Cagnacci e Matteo Cesari, ultimo photobook curato e prodotto da DER*LAB, è un’indagine tra presente e memoria del fiume Arno a 50 anni dalla grande alluvione del 4 novembre 1966. Tara, il fiume dei miracoli del Collettivo DAV che, dopo il sold out della prima edizione, DER*LAB presenta in una nuova versione pocket, è un’esplorazione fotografica di un piccolo fiume, le cui acque sono considerate miracolose, che scorre all’ombra dell’ILVA di Taranto.

Take Me To The River porta a Officine Fotografiche i temi e le immagini di A come Arno e Tara, il fiume dei miracoli. Il fiume, non solo come luogo fisico ma anche come paesaggio sociale e culturale, diventa elemento unificante di due progetti e di due territori che, collocati a longitudini diverse – sud e nord d’Italia – sono entrambi segnati da un conflitto, a tratti paradossale, tra diritti della terra e rincorsa al progresso.

Print
Presentazione e mostra - mercoledì 17 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Milano

10 + 10 = 21 / Poster Night Minimum

Minimum

Mercoledì 17 Maggio 2017, Officine Fotografiche Milano ospiterà Minimum per una serata dedicata interamente ai poster.

Gli spazi di OFM saranno allestiti con le opere di 20 artisti e collettivi – 10 illustratori e 10 fotografi – a cui abbiamo chiesto di contribuire con dei lavori che interpretino e celebrino lo “strumento” poster.

Durante la serata d’apertura sarà possibile acquistare i poster esposti a OFM fino ad esaurimento scorte; i successivi potranno essere stampati e spediti su ordinazione. Tutti i poster non hanno un limite di tiratura.

Tra gli autori ad oggi confermati per “10 + 10 = 21″ ci sono i fotografi Alessandro Calabrese, Federico Ciamei, Giorgio Di Noto, Discipula Editions, Alessandro Imbriaco, Max Pinckers, Sarker Protick, Leonardo Scotti, Michele Sibiloni, e gli illustratori Francesca Belgiojoso, Mariagiulia Colace, Fabio Consoli, Graphic News, Les Oies, Solo Ben. Bonus Track.

La selezione degli autori propone nomi di alto livello che fanno parte del nostro contesto più prossimo. Tra i tanti con cui lavoriamo e condividiamo progetti, abbiamo voluto selezionare quelli che recentemente hanno generato interesse in Sicilia e che, conseguentemente, intervengono o hanno contribuito al tessuto culturale che ci sta intorno.

I proventi delle vendite saranno utilizzati per coprire il fee degli autori, le spese di stampa e di organizzazione dell’evento ed infine per contribuire alle prossime attività promosse da Minimum a Palermo, e non solo.

 

Minimum è un perimetro aperto ai nuovi linguaggi della fotografia e dell’immagine che vive di ricerche, collaborazioni e committenze .

Nasce dalla necessità di ospitare e promuovere i contenuti prodotti da chi lo vive e, soprattutto, dal desiderio di accogliere esperienze esterne.

Ospitato in un ex-magazzino nel centro storico di Palermo, Minimum è uno spazio in cui abitano immagini, macchine, stampe, idee, libri e progetti.

Minimum nasce da persone che vivono di fotografia e di molto altro.

libreria
inaugurazione bookshop - mercoledì 17 maggio - Officine Fotografiche Milano

Foto gang

a cura di Zine Tonic

Foto gang è una libreria indipendente

Dopo il primo anno, Foto Gang appoggia le valigie a Milano per aprire una libreria di fotografia dedicata alle edizioni indipendenti e le auto-produzioni, nella sede di Officine Fotografiche.

Nato come un evento itinerante, Foto Gang è stato ospitato allo Spazio Boss a La Spezia, Spazio Raw a Milano, Xframe Studio a Venezia, Fondazione Studio Marangoni a Firenze.

Lo scopo di questa iniziativa è la diffusione di creazioni editoriali indipendenti dando una vetrina ad autori, collettivi e case editrice indipendenti internazionali.

Saranno anche organizzate presentazioni, proiezioni, atelier sempre legati al tema dell’editoria e della fotografia, aperti a un pubblico di ogni età e curiosità.

Foto Gang continuerà a fare eventi fuori sede, ospitati da altre realtà culturali, permettendo a chi non può venire a Milano, di conoscere comunque questo ambito della scena fotografica attuale.

L’associazione sarà in stretto contatto con la squadra educativa di Officine Fotografiche Milano.

 

Zine Tonic 

Associazione Culturale che promuove la fotografia organizzando eventi, mostre, proiezioni, incontri e attraverso la produzione d’edizioni limitate di fanzine fotografiche. Creata da Ilaria Crosta e Niccolò Hébel nell’estate del 2016 dall’amore per l’edizione e la grafica, e sopratutto per pubblicare e diffondere progetti rimasti in archivio.  Zine Tonic si è aperto anche ai progetti di altri fotografi, curando con loro ogni dettaglio. L’intento è un prodotto attraente, a costo moderato e con una tiratura limitata. Associazione culturale a scopo non lucrativo.

 

Le cicale01
Incontro di presentazione della campagna di crowdfunding - venerdì 12 maggio ore 19 - Officine Fotografiche Milano

SOSTENIAMO “LE CICALE” | SERATA DI CROWDFUNDING

Un progetto di documentario di Emiliano Mancuso e Federico Romano
in collaborazione con Zona

Il 12 maggio dalle ore 19, Emiliano Mancuso e Federico Romano saranno ospiti di Officine Fotografiche Milano per raccontare la loro esperienza di registi e presentare la campagna di crowdfunding  per il progetto “Le cicale” sulla piattaforma Produzioni dal basso. Verranno proiettati una serie di video inediti estratti dal documentario in lavorazione ed interverranno il giornalista Mimmo Lombezzi e la photo editor Renata Ferri.

Il film documentario LE CICALE è un viaggio intimo nella vita di 4 persone, già andate in pensione o in procinto di andarci, per capire se nel nostro futuro avremo ancora diritto alla protezione dello stato sociale. Nell’età della pensione si dovrebbero raccogliere i frutti di una vita fatta di lavoro e non lottare per la sopravvivenza o per non perdere la casa ma la crisi economica ha cambiato questa realtà.

Il documentario è realizzato in co-produzione con lo SPI-CGIL ed in collaborazione con l’ARCI e Action.

La campagna di crowdfunding, on line fino al 16 giugno, serve a sostenere le fasi finali di produzione del documentario (montaggio, post-produzione audio e video, realizzazione della colonna sonora originale).

Una serie di gadget originali durante la serata saranno in vendita per sostenere il progetto: segnalibro con le frasi dei protagonisti del documentario, una serie di polaroid tratte dalle fotografie di scena.

A seguire sarà proiettato “Il diario di Felix”, primo documentario del regista Emiliano Mancuso.

 

Info

Incontro aperto al pubblico

Officine Fotografiche Milano

Via Friuli, 60
20135 – Milano
Tel. +39 0254050043
ofm@officinefotografiche.org

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
Evento, Shooting fotografico - lunedì 8 maggio 2017 - Officine Fotografiche Milano

Cosa c'è per cena

Donata Zanotti

All’interno della Milano Food week, Officine Fotografiche Milano in collaborazione con la fotografa Donata Zanotti, organizza l’evento live ‘Cosa c’è per cena’ .

Lunedì 8 maggio, a partire dalle ore 16 e 30, la fotografa Donata Zanotti coinvolgerà alcuni teen agers in un pomeriggio di scatti e ritratti a Officine Fotografiche. L’evento è aperto al pubblico.

Durante questo pomeriggio i ragazzi verranno ritratti con la loro pietanza preferita, una sua fotografia o il piatto vero.

Lo scopo dell’evento è il coinvolgimento dei ragazzi in un happening che culmina con lo scatto di un’immagine che li rappresenti.

La fotografia vuole creare una relazione e spostare l’attenzione dei giovani dal selfie inconsapevole a un ritratto consapevole e partecipato, senza perdere l’aspetto social che genera il suo inserimento in una community e che la porta ad diventare un fenomeno virale.

Questo evento, a cura della fotografa Donata Zanotti, infatti, è il primo capitolo di un progetto più ampio di indagine sui teen agers che compare sia sulla sua pagina instagram @sw6teen che sul suo sito.

I ritratti scattati durante l’evento di lunedì 8 maggio, verranno inseriti sui social con gli hashtag: #teenlive #attoprimo #cosacepercena

 

Donata Zanotti

Nata a Bologna nel 1973, vive e lavora a Milano. Ritrattista e documentarista, lavora su commissione di testate giornalistiche e aziende, opera da sempre nel mondo della comunicazione. Nel 2001 arriva a Milano, dove lavora in Mondadori Sperling&Kupfer per quasi 10 anni, si occupa di ufficio stampa ed eventi, ritrae gli autori della casa editrice che pubblica su libri e testate giornalistiche tra cui Grazia, GQ, Vanity Fair, Time Out New York e New York Times. Nel 2006 frequenta la London School of Photography e dal 2008 al 2014 l’International Center of Photography di New York. Dal 2015 è freelance contributor @wired.it.  Espone a Fotografia Europea di Reggio Emilia, a Savignano Immagini, in gallerie di Milano e Roma. Nel 2017 al Padiglione di arte Contemporanea di Milano per la mostra ‘Riscatti La ricerca della felicità’. Divisa tra una spinta comunicativa emozionale e un originale storytelling aziendale non smetterà mai di integrare tecnica e passione e di andare contro corrente per seguire anche l’istinto, inteso come valore.

viaggio fotografico
Presentazione - Giovedì 13 aprile 2017 - ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Viaggio Fotografico

ll binomio che c’è tra il viaggiare e il fare fotografia è per molti un cortocircuito emozionale cui è davvero difficile resistere. Se chiedessimo a 100 fotografi quale è il genere di fotografia che preferiscono, una buona parte direbbe quella di viaggio, o comunque una fotografia che permetta di uscire dal proprio mondo per immergersi e esplorarne uno nuovo e lontano. Se chiedessimo a 100 viaggiatori abituali qual’è la prima cosa che mettono nella valigia prima di partire, la maggior parte di loro senza esitazione direbbe la fotocamera.

Simona Ottolenghi e Roberto Gabriele hanno creato Viaggio Fotografico 4 anni fa, unendo la grande passione per i viaggi con l’esperienza lavorativa maturata in oltre 20 anni di fotografia professionale e di insegnamento. Organizzano Viaggi Fotografici in Italia, Europa e resto del Mondo, trovando per ogni viaggio le particolarità più interessanti sia dal punto di vista fotografico che da quello strettamente culturale ed esperienziale del viaggio.

Nell’incontro del 13 aprile ci presenteranno le loro attività, il loro modo di essere, di pensare ma soprattutto il loro modo di guardare il mondo con un occhio solo: quello della fotocamera. Saranno presentate anche le proiezioni di due lavori interessanti: il primo realizzato da Simona Ottolenghi a Cuba durante i giorni di lutto nazionale per la morte di Fidèl Castro. Un progetto che racconta l’assenza e il desiderio di cambiamento di un Paese che non ha voglia di crescere e dovrà farlo suo malgrado a causa della colonizzazione americana che sta entrando prepotentemente nel tessuto sociale cubano. Il secondo lavoro è un audiovisivo di Roberto Gabriele che racconta un Viaggio Fotografico fatto in Etiopia durante i riti del Natale Copto. La cerimonia viene celebrata nelle chiese rupestri di Lalibela, davanti a 20.000 persone, con una messa a lume di candela che dura dal tramonto all’alba, di potentissimo impatto visivo e grande spiritualità.

Viaggio Fotografico si occupa di diffondere la cultura del Viaggio e della Fotografia quali strumenti di divulgazione sociale e culturale, come mezzi di scambio e interazione, di conoscenza e di scoperta. La Fotografia aiuta il Viaggiatore a raccontare al meglio i propri viaggi e ad esprimerne il racconto attraverso immagini evocative. Il Viaggio, già forte elemento di crescita personale, diventa un potentissimo elemento di stimolo per tutti i Fotografi in cerca di emozioni e storie da raccontare con le loro immagini. Riunire tutto questo in un binomio vincente è proprio lo scopo istituzionale delle nostre numerose.

Cosa fanno?

  1. Organizzano Viaggi Fotografici in Italia, Europa e resto del Mondo, trovando per ogni viaggio le particolarità più interessanti dal punto di vista fotografico e da quello strettamente culturale ed esperienziale del viaggio. Festival, incontri con la gente, itinerari poco turistici fanno parte delle nostra formula vincente. Poi c’è il coaching fotografico, con il quale aiutano gli allievi a raggiungere i propri personali obiettivi di formazione.
  2. Organizzano gratuitamente visite guidate alle mostre fotografiche romane. Accompagnano ed introducono l’autore e le sue opere discutendone con i partecipanti durante il percorso della visita.
  3. Organizzano serate di proiezione dei viaggi con i racconti e le fotografie dei partecipanti che hanno modo di condividere le proprie esperienze con un pubblico di appassionati.

Chi sono?

Roberto GabrieleFotografo professionista dal 1992 ed Accompagnatore Turistico abilitato.

Simona OttolenghiArchitetto ribelle che ha scelto la strada della fotografia a quella della progettazione.

ITALIANA
Presentazione editoriale - mercoledì 12 aprile 2017 - Officine Fotografiche Milano

Italiana

Giulio Rimondi
con Claudio Composti

ITALIANA è una discesa attraverso l’inesplorato, attraverso mezzi irregolari e caratteri piccoli; è la geografia secondaria di un paese non completamente globalizzato in cui la modernità ha poco senso. La piacevolezza e baraccopoli; lo squallore e il sacro; desolazione e la poesia.

Stilisticamente, ITALIANA vuole essere un classico libro illustrato. In tempi di facile seduzione, dove il pubblico e il successo sono diventati sinonimi, sfuggire un linguaggio spettacolare diventa un atto di ribellione. In queste immagini in movimento ci sono curiosità ed affetto verso un paese così ben noto e allo stesso tempo così sconosciuto. ITALIANA si propone di fare un passo verso un’identità europea, non solo italiana, e verso un tipo di fotografia – umanistica – alla cui base c’è empatia per l’altro.  In questo libro, non esiste una gerarchia. I suoi protagonisti sono personaggi tutti minori, eppure reali.  Si muovono nel profondo d’Italia, nella provincia, fuori stagione.  – Giulio Rimondi

Questo viaggio ha una cadenza dolce, è una musica tranquilla che si snoda attraverso la notte con gioia. Nulla è definitivo, se non altro per il fatto che è la fotografia di cui stiamo parlando; ciò che è stato vissuto è ormai definitivamente scomparso, e ciò che resta sono le immagini intrise di una strana temporalità, impossibili da localizzare su un calendario. Eppure, questa è chiaramente l’Italia di oggi; e mentre non c’è nostalgia, vi è infatti una enorme tenerezza.  – Christian Caujolle

Giulio Rimondi è nato in Italia nel 1984. Ha perseguito gli studi classici, conseguendo una laurea in Lettere e Storia dell’Arte. Fin dall’inizio della sua carriera ha portato avanti, allo stesso tempo, la fotografia artistica e lavori in ambito sociale, concentrandosi in particolare sulle identità dell’area Mediterranea.
Come fotogiornalista Rimondi ha pubblicato su testate internazionali tra cui: TIME, The New York Times-Lens, CNN, LeMonde, National Geographic, Internazionale e Leica Fotografie International. Inoltre, ha ricevuto i seguenti premi: Lead Award for still life photography, Iceberg Award for documentari,  the Special Award for contemporary photography e il Premio San Fedele per l’arte contemporanea.

MatrimandirThe Matrimandir (Sanskrit for Temple of The Mother)
Incontro con l'autore - Mercoledì 5 aprile 2017 - Officine Fotografiche Milano

Utopia

Carlo Bevilacqua
con Marina Mander

Mercoledì 5 aprile, a partire dalle ore 19, il fotografo e regista Carlo Bevilacqua e la giornalista Marina Mander presenteranno il progetto fotografico ‘Utopia’. Carlo Bevilacqua, autore del progetto, ha lavorato due anni in tutto il mondo, alla ricerca di comunità alternative, spirituali, artistiche, hippie, ecologiche e progetti individuali, tutte con il comune denominatore di rendere reale un’Utopia.

Nel 1516, il filosofo Thomas More, ispiratosi molto probabilmente alla repubblica di Platone, conia il termine “utopia” per descrivere una società idealizzata dai principi comunitari, che vive di agricoltura, produce solo per il consumo e non per il mercato, dove proprietà privata e denaro sono aboliti.
Ma cos’è l’Utopia oggi? Esistono realtà che hanno saputo tradurre in esperienza le astrazioni intellettuali e hanno davvero dato vita a possibilità alternative di esistenza basandosi sulle qualità dell’Uomo?  Nel mondo negli anni sono nati e si sono sviluppati tantissimi insediamenti a misura d’uomo, in cui, non solo si immaginano, ma si sperimentano, società egalitarie, micro-universi in continua evoluzione la cui organizzazione si basa su modelli che tentano di conciliare un’alta qualità di vita alla protezione delle risorse naturali con un approccio che integra ecologia, educazione, metodi decisionali partecipativi, tecnologie alternative e progetti economici. Figlie di esperimenti nati come fenomeni d’avanguardia, talvolta evoluti in direzioni diverse da quelle inizialmente concepite o abbandonati cessata la spinta propulsiva, le “utopie realizzate” oggi, sempre meno relegate nelle nicchie dei movimenti alternativi, si trovano ad affrontare sfide inedite con differenti e urgenti istanze.

Un rinnovato desiderio di “altrove” comporta necessariamente una ridefinizione della natura e del ruolo dell’utopia. Le parole dell’artista americano Steve Lambert a questo proposito offrono lo spunto per una nuova riflessione: : “l’utopia più che una destinazione è una direzione. Scopo dell’utopia è quello di dare una direzione per poter progredire e non quella di “luogo” da raggiungere. Vi è implicita l’idea di “futuro”, di un futuro senza errori commessi precedentemente, con un nuovo punto di vista nella bussola che orienta il nostro viaggio…”

 

*Carlo Bevilacqua*, fotografo e regista nato a Palermo nel 1961, alterna la fotografia alla regia di documentari e videoclip.
I suoi lavori fotografici sono stati esposti o proiettati in vari foto e film festival internazionali come Boutographies in Montpellier, Francia, Fotografia Europea Reggio Emilia, PhotoBiennale di Salonicco Grecia, Fotografia Festival Roma, Cortona On The Move, Photography Open Salon 2012 – China House – Kuala Lumpur (Malaysia), Indian Vision a London, International Meeting of Photography Plovdiv, Center for Fine Art Photography Colorado USA , National Portrait Gallery Londra UK, Singapore Internationale Photo Festival, Copenaghen Photo Festival, Munchen Stadt Museum Monaco.
Attualmente insegna fotografia al Politecnico di Milano nelle sede italiana del Fashion Institute of Technology Of New York .

*Marina Mander*, scrive per la comunicazione e l’editoria. Tra le sue opere: Ipocondria fantastica (Transeuropa, 2000, et al., 2012), Catalogo degli addii (Editions du Rouergue, 2008, et al., 2010), con le illustrazioni di Beppe Giacobbe, La prima vera bugia (et al., 2011), pubblicato in diversi paesi europei e negli Stati Uniti e adattato per il teatro con il titolo “A corto di bugie”, Nessundorma (Mondadori, 2013).

witty kiwi
Presentazione editoriale - mercoledì 29 marzo 2017 - Officine Fotografiche Milano

Witty Kiwi - Il libro fotografico come percorso intimo

Tommaso Parrillo
Emanuele Camerini
Iacopo Pasqui

Witti Kiwi nasce nel dicembre 2012 fondata da Tommaso Parrillo durante gli anni accademici, inizialmente con lo scopo di rendere tangibili i propri progetti, passando poi ad una produzione di autori colleghi, prevalentemente tramite fanzine. Dopo un primo periodo di rodaggio confrontandosi con altre realtà dedicate all’autoproduzione, Tommaso Parrillo decide di dedicarsi al mondo dell’editoria cominciando a pubblicare progetti di autori internazionali e allargando il confronto ai maggiori festival e fiere di fotografia italiane e internazionali.

Witty Kiwi si focalizza oggi prevalentemente verso una fotografia autoriale di ricerca introspettiva, con una particolare attenzione al contemporaneo. Dal 2016 è parte integrata del progetto curatoriale di JEST, spazio per la cultura fotografica a Torino.

Notes for a silent man di Emanuele Camerini 

Questo è un viaggio iniziatico. È il racconto dell’accettazione progressiva di un’altra parte di se stessi, dell’uguale in mutazione; in una parola, del nuovo, in una delle sue molteplici forme. Si decide di affrontare le emozioni attraverso le immagini di famiglia e le fotografie scattate durante un viaggio, intrapreso proprio alla riscoperta della memoria e dei ricordi legati alla figura paterna. Camerini è come un archeologo: le schegge della propria esistenza sono andate a finire nei punti più profondi della memoria e, per ricostruire questi ricordi, l’autore attraversa fisicamente i luoghi dell’infanzia. Per questo ascende le montagne che era solito frequentare durante le vacanze estive, dorme in tenda e va a rivedere gli stessi panorami. Raccoglie pezzi che si trasformano in isole di arcipelaghi sconosciuti, intrattiene piccole corrispondenze digitali con il padre che, estraneo al suo viaggiare, chiede, da genitore, dove dormirà, cosa mangerà. Vola, e nel volare si posa nei punti instabili del suo io. Il racconto è lieve e delicato e il resto della famiglia resta in silenzio. Per parlare al padre, Camerini usa la macchina fotografica e le immagini si trasformano in un linguaggio, in un tentativo di spiegazione. Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più ripetersi esistenzialmente, citando Barthes, e come la memoria dell’infanzia è legata indissolubilmente a quelle immagini di famiglia, l’autore utilizza questo linguaggio per fissare attimi di esistenza. Si registra nel suo cambiamento: è un uomo e crea un autoritratto, uno specchio del sé. L’esperienza mistica, l’ascesa, la solitudine diventano momenti necessari all’auto-realizzazione. Per capire bisogna mettersi alla prova, salendo, scalando, sudando, ascoltando e mostrando e rendendo pubblico un significato privato: questa storia è nostra perché crescere è un’esperienza di tutti. Padre e figlio si incontreranno? Vi incontrerete? La domanda resta aperta: le relazioni sono creature instabili nella nostra esistenza. (Giulia Ticozzi)

1999 di Iacopo Pasqui 

Dal febbraio 2015 e per circa un anno, Iacopo Pasqui ha cominciato a frequentare e fotografare un gruppo di adolescenti nati nel 1999. Spinto da una curiosità verso le dinamiche sociali contemporanee e da una necessità di fotografare il prossimo, ritrova in questo gruppo di giovani amici una dimensione a lui congeniale per prossimità e distanza generazionale. Parte inizialmente con un velo di pregiudizio dettato dalla convinzione di ritrovare nelle vite di Alessio, Chicca, Flavio, Francesco, Irene e Rebecca il riflesso del marcio e della decadenza della società contemporanea, ma col tempo l’autore si ricrede, riscontrando nella vita dei ragazzi più ordinarietà di quel che si aspettasse. Questo lavoro non vuole stupide visivamente i suoi fruitori, ma vuole essere una ricerca sulla poetica e sulla purezza di questa età, sull’ingenuità di questi giovani e sul loro modo di essere, in fondo, ancora un po’ bambini. Raccontare una realtà complessa ma al tempo stesso tanto normale da sembrare oggi distante anni luce da ciò che la circonda.

20170220_164410
Letture portfolio - Lunedì 27 febbraio, Lunedì 6 marzo, Martedì 7 marzo 2017 - Officine Fotografiche Milano

Letture portfolio a Officine Fotografiche

Lunedì 27 febbraio, lunedì 6 marzo e martedì 7 marzo, dalle ore 18 alle 20 i docenti di Officine Fotografiche Milano saranno in via Friuli 60 per tre giornate di letture portfolio aperte e gratuite.

 

LUNEDì 27 FEBBRAIO i docenti presenti saranno:

Alessandro Gandolfi, docente del Corso di Reportage
http://milano.officinefotografiche.org/reportage-2/

Sara Munari, docente del Corso di Portfolio fotografico
http://milano.officinefotografiche.org/il-portfolio-fotografico/

Pietro Vertamy, docente dei Corsi Base, Intermedio ed Iluminazione
http://milano.officinefotografiche.org/corso-illuminazione/

LUNEDì 6 MARZO i docenti presenti saranno:

Emanuela Mirabelli, docente del Corso di Photo editing
http://milano.officinefotografiche.org/photoediting-dalla-pagina-alla-parete/

Elena Vaninetti e Matilde Scaramellini, docenti del Laboratorio di Critica Fotografica
http://milano.officinefotografiche.org/laboratorio-di-critica-fotografica/

Luca Nizzoli Toetti, docente del Corso Base
http://milano.officinefotografiche.org/fotografia-base/

MARTEDì 7 MARZO i docenti presenti saranno:

Chiara Oggioni Tiepolo, docente del Corso di Photo editing
http://milano.officinefotografiche.org/photoediting-dalla-pagina-alla-parete/

Collettivo Discipula, docenti del Corso di Book Design
http://milano.officinefotografiche.org/discipula-book-design/

Angelo Ferrillo, docente del Corso di Street Photography
http://milano.officinefotografiche.org/street-photography/

 

La partecipazione è gratuita ma è richiesta la prenotazione tramite e-mail. Potete inviare una mail alla segreteria di Officine Fotografiche all’indirizzo ofm@officinefotografiche.org

Officine Fotografiche Milano

Via Friuli, 60
20135 – Milano
Tel. +39 0254050043
ofm@officinefotografiche.org

photo-generation-cover-ritaglio
Presentazione editoriale - mercoledì 22 febbraio - Officine Fotografiche Milano

PHOTO GENERATION

di Michele Neri
Gallucci editore - Collana Capricci

Mercoledì 22 febbario alle 19  presentiamo a Officine Fotografiche Milano il libro “Photo Generation”, di Michele Neri (Gallucci editore). Insieme all’autore sarà presente il fotografo Efrem Raimondi.

“C’è una possibilità di contagio virtuoso tra Sebastião Salgado,
capace d’interpellare direttamente il pianeta, e Kim Kardashian che si
ritrae allo specchio con il proprio smartphone?”

IL LIBRO
Il mondo affronta un vibrante e pericoloso paradosso. Proprio quando, tra selfie, social e smartphone, viviamo d’immagini, vero alfabeto del nostro tempo, la fotografia tradizionale è in crisi: sembra aver perduto il suo prestigio, eclissandosi. Ma è proprio la generazione in cui tutti sono creatori d’immagini a dover riscoprire oggi l’eredità morale, rivoluzionaria, intellettuale dei grandi fotoreporter. Perché ognuno possa raccontare davvero la propria storia. È impossibile sfuggire alla marmellata di immagini che coprono il pianeta. Quali di queste hanno un significato? Quali ci danneggiano? Stiamo usando i nuovi mezzi di ripresa per descrivere noi e l’altro in modo corretto? E poi è giusto che tutto ciò che capiti sia raccontato? Da chi si è occupato professionalmente di fotografia giornalistica ed è stato precursore nel campo delle foto scattate con gli smartphone, una provocazione per non rimanere vittime della società delle immagini. Quale forma artistica prenderà la fotografia? Come rinascerà l’interpretazione del mondo attraverso l’obiettivo, che sia di una camera digitale o di un telefonino?

L’AUTORE
Michele Neri (Milano, 1959) ha diretto la gloriosa agenzia fotografica “Grazia Neri” creata dalla madre e ha fondato (insieme a Marcello Mencarini) la prima comunità al mondo di fotografi con il telefonino: Makadam. È autore del mémoire Scazzi, scritto insieme al figlio Nicola.

_DSC6708bassa
Incontro con Riverboom - venerdì 17 febbraio 2017 - Officine Fotografiche Milano

Incontro con Riverboom

con Paolo Woods, Gabriele Galimberti e Edoardo Delille

Riverboom è stata fondata da fotografi di guerra in una notte senza luna, sulle sponde del fiume Boom che scorre in una valle infestata da lupi, banditi e Taleban in fuga, nel Nord-Ovest dell’Afghanistan.  Da allora Riverboom opera per la pace nel mondo dal suo quartier generale a Vevey, in Svizzera, in riva al placido lago Lemano.

I Riverboomers sono fotografi, registi, grafici, giornalisti e scrittori. Riverboom è una casa editrice, una casa di produzione e una fabbrica d’idee.

Riverboom pubblica una serie di libri illustrati nella collezione “Baechtold’s Best”. Sono delle guide turistiche costruite unicamente d’immagini per destinazioni insolite come il Polo Nord, l’Afghanistan o il Louvreland.  Una nuova collezione, “Versus the World”, oppone un paese come la Svizzera o una città come Firenze al resto del mondo in un match visivo. La collezione esiste come libro ma anche come applicazione per tablets e smartphones.

La missione principale di Riverboom è di produrre i progetti dei suoi membri, che siano il giro del mondo in couchsurfing, un film girato a Nollywood in Nigeria o una mostra di 700 poster affissi sui cartelloni pubblicitari di Firenze.

www.riverboom.com/