Danakil
Incontro con l'autore - mercoledì 8 novembre - ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Dancalia: i racconti dei geologi di Kailas e di Andrea Frazzetta

Andrea Frazzetta e Francesco Pandolfo

Mercoledì 8 novembre, a partire dalle 18 e 30 a Officine Fotografiche Milano, incontreremo il fotografo Andrea Frazzetta e il geologo Francesco Pandolfo per una serata di racconti sulla Dancalia.


L’avventura con il fotografo Andrea Frazzetta, è cominciata nel febbraio 2016, quando Andrea si appoggia a Kailas per effettuare un servizio fotografico in Dancalia, inviato dal New York Times. La Geologia e i paesaggi infernali del deserto di “sale e di fuoco” ammaliano il fotografo e le spiegazioni del nostro geologo che lo accompagna, lo aiutano a riportare in patria un grandioso risultato fotografico, che descrive contemporaneamente il cuore e il carattere di questa regione estrema.

In questa serata il geologo e guida Kailas Francesco Pandolfo racconta la Dancalia proiettando immagini e filmati, per aiutarci a capire fino in fondo questa terra dalla geologia forte e dai paesaggi estremamente vari e unici nel pianeta.
In seguito Andrea Frazzetta presenta la sua mostra raccontando lo sviluppo del suo lavoro.


 

Infinite distese di sale, laghi dai colori psichedelici e vulcani attivi: questa terra in continua evoluzione è allo stesso tempo paradiso e inferno. È un luogo ancestrale, dove è ancora possibile osservare i fenomeni che hanno dato origine al mondo.
Situata nella parte settentrionale del triangolo di Afar, zona che deve il nome alle popolazioni nomadi che vi abitano, la vasta depressione della Dancalia è l’anello di congiunzione di tre placche tettoniche in costante espansione tra Etiopia, Eritrea e Gibuti. Questa terra fatta di fuoco, sale e lava nei pressi della rift Valley – la lunga faglia che taglia in due il continente – è un oceano fantasma. Quando 20mila anni fa le sue acque si sono ritirate e il mare è evaporato si sono create le particolari condizioni che han generato la Dancalia, una distesa di rocce evaporitiche che dà origine alla grande piana del sale, un deserto circa 600 chilometri. Si tratta di uno dei luoghi più vulnerabili al mondo: il fuoco è proprio sotto i nostri piedi, a cinque chilometri, e la crosta terrestre viene sottoposta a sollecitazioni di ogni tipo. È una parte del pianeta dove puoi percepire il cuore pulsante della Terra. Le capanne Afar costruite con fango e ramoscelli appaiono sulla vasta pianura come un miraggio. Questo popolo nomade dedito principalmente all’estrazione di minerali, vive su una delle terre più inospitali del pianeta. Il luogo abitato più caldo che ci sia, con pochissima vegetazione e temperature che possono raggiungere i 48 gradi. Gli Afar sembrano emersi dal nulla. Hanno mantenuto una forte identità senza avere testimonianze del loro passato. La loro economia era e resta precaria. Sono nomadi che devono affrontare l’ostilità del clima e del territorio. Si sono adattati a sopravvivere in una terra dura e impossibile e nel tempo si sono guadagnati la fama di un popolo di guerrieri.