Alberto Sed (famiglia)
Proiezione del documentario - lunedì 28 gennaio 2019 - ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Finché avrò voce. Storia di Alberto Sed

Alessandro Martinelli e Andrea Quattrini

In occasione del Giorno della Memoria, lunedì 28 gennaio dalle ore 19.00 verrà proiettato il documentario “Finché avrò voce. Storia di Alberto Sed” realizzato da Alessandro Martinelli ed Andrea Quattrini. Il film racconta la vita di Alberto Sed, ebreo romano ora novantenne sopravvissuto all’inferno di Auschwitz e testimone della Shoa. 

Negli anni della guerra, Alberto è un bambino orfano di padre, cresciuto in collegio fino a quando le leggi razziali del 1938 gli impediscono di proseguire gli studi. Sfuggito alla retata del 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma da parte delle truppe tedesche, Alberto viene catturato dopo qualche mese, probabilmente per una soffiata, insieme alla madre e alle tre sorelle, Angelica, Fatina ed Emma. Transitando per il campo di Fossoli, vicino Modena, la famiglia giunge ad Auschwitz su un carro bestiame. Emma di soli sei anni e la madre appena arrivate vengono giudicate inabili al lavoro e condotte alle camere a gas. La sorella Angelica, invece, riesce a sopravvivere nel campo sino a che, un mese prima della fine della guerra, viene sbranata dai cani per il divertimento delle SS. L’altra sorella, Fatina, riesce a tornare a Roma ma rimarrà per sempre segnata da ferite profonde anche per aver assistito alla terribile morte di Angelica e per essere stata sottoposta agli esperimenti dello spietato dottor Mengele. 

Alberto, nonostante sia solo un ragazzino, marchiato con il numero A 5491, riesce a sopravvive per 13 mesi a varie selezioni, alla fame, ai lavori forzati, alle malattie, alle torture, al rigido inverno polacco, alla marcia della morte e allo sfinimento. Durante la prigionia partecipa per un pezzo di pane ad incontri di pugilato fra prigionieri organizzati per lo svago domenicale delle SS e delle loro donne. Nell’aprile del 1945, dopo essere scampato a un bombardamento, viene liberato dalle truppe americane a Dora, riuscendo a tornare a Roma nel settembre successivo ancora sedicenne.

Per più di 60 anni Alberto non ha mai raccontato del suo inferno nel campo di sterminio, un po’ per il timore di non essere creduto e un po’ per tentare di lasciare tutto alle spalle e concentrarsi sulla nuova vita. Giovanissimo sposa Renata, “la prima cosa bella avuta dalla vita”, con cui mette al mondo tre figlie che lo rendono nonno di molti nipoti e pronipoti. Anche alla sua famiglia nasconde a lungo le violenze e gli orrori di Auschwitz fino a che nel 2007 incontra Roberto Riccardi che lo convince con “parole dolci” ad aprirsi. Alberto così inizia a raccontare la sua storia, che Riccardi raccoglie nel libro “Sono Stato un Numero. Alberto Sed racconta” (ed. La Giuntina), ed ad andare nelle scuole per testimoniare. Questa opera di testimonianza e l’affetto spontaneo che i giovani gli dimostrano in ogni occasione di incontro, sono per Alberto la vera rivincita sull’orrore di Auschwitz. 

Grazie all’impegno assunto come testimone delle atrocità compiutesi nei campi di sterminio, nel 2015 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella conferisce ad Alberto l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Alessandro Martinelli ed Andrea Quattrini, appassionati fotografi (Alessandro è anche uno storico iscritto di Officine), dopo aver conosciuto Alberto, hanno sentito forte il dovere di raccoglierne la testimonianza documentando la sua storia e realizzando un film che aiutasse a mantenere viva la memoria delle violenze accadute nei lager nazisti, quale monito per la generazione attuale a non dimenticare ed indelebile memoria per le generazioni future.