NI UNA MENOS
Incontro con l'autore e presentazione piattaforma web - 12 settembre 2018 - ore 19 e 30 - Officine Fotografiche Milano

Historias Minimas – Incontro con il fotografo Karl Mancini

Karl Mancini
Interverranno Stefania Biamonti, Irupè Tentorio, Valeria Ribaldi

Officine Fotografiche è felice di ospitare l’incontro Historia minimas con l’autore Karl Mancini, mercoledì 12 settembre 2018 alle ore 19 e 30 presso la sede di via Friuli.

Interverranno la giornalista Irupè Tentorio, in collegamento dall’Argentina, e le collaboratrici al progetto Stefania Biamonti e Valeria Ribaldi.

 


 

In Argentina il femminicidio, l’omicidio di una donna, è una nuova categoria di crimine inserita nel codice penale nel 2012 e punito con l’ergastolo. Nonostante l’inasprimento delle leggi, le uccisioni di donne stanno aumentando nel paese. Secondo le statistiche, attualmente una donna viene uccisa una ogni 28 ore.

La primavera 2015 è stata triste teatro di una serie di atroci crimini in tutto il paese: donne bruciate vive, fatte a pezzi con un machete, perfino un caso di una donna incinta uccisa dal suo fidanzato e sepolta nel giardino dei suoi nonni. 

In quei giorni fu creato dal collettivo femminista Ni una menos (Non una di meno) un movimento di protesta con-tro la violenza sulle donne. La prima manifestazione si è tenuta il 3 giugno 2015 in otto importanti città argentine, per poi ripetersi nel per ben quattro volte l’anno dal 2016: in marzo, giugno, ottobre e novembre. Dal 2015 questo movimento, con un successo senza precedenti, sta mobilitando le masse contro la violenza di genere fino alla manifestazione dell’8 marzo 2018 quando mezzo milione di donne hanno manifestato per le strade di Buenos Aires e altre milioni si sono fermate in oltre 60 paesi del mondo. Ad ogni marcia, come mai prima d’ora nel paese, il nume-ro delle manifestanti che scendono in piazza reclamando i propri diritti e denunciando i crimini subiti cresce.  Il movimento si è esteso agli altri paesi dell’ America Latina e di recente è arrivato anche negli Stati Uniti ed in Euro-pa. 

Sfortunatamente il problema della violenza sulle donne è diffuso in tutta l’Argentina senza distinzione di classe sociale ma è piuttosto grave nelle Villas Miserias delle grandi città, cosi vengono chiamate comunemente le favelas e i quartieri più umili dove le persone vivono in condizioni di forte povertà, il tasso di criminalità è molto elevato ed i più giovani sono le persone più a rischio. In questi luoghi le forti regole domestiche tradizionali, l’organizzazione familiare patriarcale favoriscono violenza. Capita spesso che le giovani ragazze preferiscano andarsene di casa, dove in genere subiscono violenza domestica quotidianamente, per una storia d’amore con un ragazzo del barrio affiliato ad una gang che le introduce al mondo della droga o peggio ancora, divengono vittime di un’altra grande piaga del paese: Il traffico, conosciuto anche come tratta delle donne le quali vengono rapite e costrette a prostituirsi.

Nella sola Buenos Aires ci sono 1500 bordelli, 40.000 in tutta l’Argentina. Molto spesso ragazze tra i 13 e 16 anni rimangono incinte. È molto comune che la polizia non prenda le denunce delle vittime che trovano il coraggio di farlo, che non stili nemmeno il rapporto e che non intervenga. Molte donne sono infatti state uccise nonostante abbiano sporto decine di denunce senza che nessuno abbia mosso un dito. La corruzione è molto diffusa e le donne, abbandonate in questa situazione, si ritrovano a soffrire violenze fisiche e psicologiche per diversi anni.

Il movimento sta combattendo contro la violenza di genere su molti aspetti diversi.
Ha marciato al fianco di famiglie di donne uccise, vittime di violenza fisica e psicologica, donne discriminate sul posto di lavoro, a causa di precarie condizioni economiche o sociali, per essere migranti o appartenere a minoranze etniche.
Nei giorni scorsi sono stati fatti passi storici sulla questione della legalizzazione dell’aborto che è stata discussa per la sesta volta al Congresso, dopo un accordo storico alla Camera dei Deputati il 13 giugno 2011. Il Panuelo verde indossato da migliaia di donne nel paese è diventata il simbolo della lotta per il diritto di decidere autonomamente sul proprio corpo durante le massicce dimostrazioni ma anche nella vita quotidiana.

‘Ni una Menos’ fa parte di un più ampio progetto in corso sulla violenza di genere. Il mio obiettivo è continuare a documentare questo argomento in America Latina. La linea comune che collega tristemente molti paesi è la violenza in tutti i suoi aspetti (domestico, psicologico, fisico, economico, istituzionale, culturale, ostetrico). Credo ferma-mente che sia molto importante dare visibilità e voce alle vittime che non ce l’hanno, ispirando più persone a farsi avanti per raccontare le loro storie e fare pressione sui rispettivi governi.

 

Karl Mancini

Sin da quando ero un bambino, incoraggiato da mio nonno, ho concentrato la mia attenzione sui paesi lontani e le loro peculiarità, la geografia e le differenze culturali rimanendo stupefatto dalle foto che trovavo sui libri. Seguendo mio padre nei suoi numerosi viaggi in tutta Europa ho scoperto la mia passione per la fotografia e ho iniziato a scattare le mie prime foto. La mia prima fotocamera era una F Nikon fu un regalo di mia madre.
Sono nato e cresciuto a Roma. Nel corso degli anni, la mia passione per i viaggi è diventata un vero e proprio modus vivendi, mano nella mano con i miei due più grandi amori: leggere e scrivere. Non potrei vivere senza un quaderno, il mio zaino sfoggia le bandiere nazionali di tutti i paesi che ho visitato finora, la mia macchina fotografica e la strada: il mio fedele compagno di viaggio.
Ho iniziato a viaggiare nel 1997, mi sono trasferito a New York nel 1999 per seguire corsi presso l’International Center of Photography (ICP), dove ho studiato fotogiornalismo. Ho visitato più di 90 paesi, con una preferenza particolare per l’Asia e il Sud America. Ho lavorato come fotoreporter e giornalista freelance, seguendo eventi socio-storici e politici e concentrandomi su questioni come la violenza di genere (a cui sto lavorando da 12 anni), minoranze, diritti umani, migrazioni, le mine antiuomo (a cui ho dedicato anni di lavoro) e genocidi, di cui ho parlato in otto paesi diversi. Ho continuato a studiare fotografia a Roma e ho seguito un master in giornalismo contemporaneo.
Le mie opere sono state esposte negli Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Australia, India, Giappone, Italia, Spagna, Grecia, Canada, Svizzera e in molti importanti festival internazionali, ottenendo riconoscimenti in molte competizioni prestigiose.
Il mio lavoro a lungo termine “Ni Una Menos” sul femminicidio e la violenza contro le donne è stato premiato, tra gli altri, al Sony World Photography Award 2017, al Premio Internazionale di fotografia umanitaria Luis Valtueña, al Days Japan International Photojournalism Award 2018, Gomma Grant 2017 e Kolga Premi 2017.

Le mie storie sono state pubblicate su alcune delle più importanti riviste e giornali di tutto il mondo e collaboro regolarmente con ONG internazionali, riviste e giornali internazionali come Newsweek, Stern Magazin, Der Spiegel, Marie Claire, Vanity Fair, CNN, Internazionale , El pais, El Mundo, Die Zeit, Courrier International, 6Mois, NZZ am Sonntag, Io Donna, Woz, Burn Magazine, il Venerdi, La Repubblica e molti altri.

Nel 2015 ho pubblicato il mio primo libro fotografico ITALIANSKIJ, sulla comunità italiana in Crimea perseguitata durante le purghe staliniane.
Da gennaio 2014 a febbraio 2017 ho collaborato con l’agenzia Echo Photojournalism come uno dei fotografi dello Staff.
Attualmente sono freelance e sto lavorando alla violenza contro le donne estendendo il mio progetto a lungo termine “Ni una Menos” agli altri paesi latinoamericani in cui la situazione è allarmante. Allo stesso tempo, sto lavorando ad un altro lungo termine “La Linea Invisible” sulla vita nei sobborghi del Sud America attraverso gli occhi dei giovani.

 http://www.karlmancini.com