idyssey
Presentazione editoriale - venerdì 22 settembre 2017 ore 18 e 30 - Officine Fotografiche Milano

iDyssey

Stefano De Luigi
con Chiara Oggioni Tiepolo

Il primo canto dell’Odissea in pochi versi anticipa l’intera storia della famosa epopea: il viaggio ai confini della terra e dell’al di là e le peripezie di Ulisse, l’impossibilità di dimenticare Itaca, il ritorno. E in pochi versi irretisce, con vicende e avventure dove la mitologia esalta le gesta degli uomini, legate o guidate dalle passioni degli dei.

La fascinazione provata da bambini per le fiabe, continua da adolescenti con la lettura dell’Odissea che convoca e concentra desideri, fantasmi e paure. Le distanze da percorrere, le sembianze dei mostri e i pericoli sono qui amplificati, le passioni eccessive e la crudeltà assoluta; contrariamente alle fiabe, non c’è perdono e il lieto fine è ben difficile conquista, ma il tema centrale è sempre il cammino verso la ricerca e la costruzione di sé, metafora del corso della vita umana, attraverso l’identificazione con gli eroi e il loro percorso iniziatico. Classico tra i classici, l’Odissea è ancora oggi oggetto di infinite traduzioni e adattamenti, in colossal per il cinema, in telefilm per la televisione, commedie musicali e addirittura fumetti. A cominciare, curiosamente, da uno dei primi lungometraggi realizzati dal cinema italiano, che, presentato nell’ambito dell’esposizione di Torino del 1911, ottenne il terzo Gran Premio per la «categoria artistica» al Concorso internazionale cinematografico.

Stefano De Luigi, immaginando un lavoro sui luoghi dell’Odissea realizzato unicamente con uno smartphone, ne perpetua la relazione con le tecnologie d’avanguardia, ieri le prime pellicole, oggi i supporti digitali, nuovi compagni ideali di viaggio, di cui esplora le infinite possibilità. Abituato a lavorare per progetti editoriali di lungo respiro, attento osservatore dell’evoluzione della società, De Luigi ha ripercorso il Mediterraneo operando un parallelo permanente tra il mondo classico e quello odierno. Il suo progetto si presta a tante letture diverse: una rivisitazione dell’Odissea reinserita in un contesto attuale; un riferimento al Mediterraneo, mare di nuove e drammatiche peregrinazioni; un viaggio sulle tracce delle civilizzazioni dell’occidente; una riflessione sul ricorso ad un supporto a priori amatoriale e sull’evoluzione della fotografia in piena fase di ridefinizione.

In realtà tutte le letture si intrecciano e, da una tappa all’altra delle «dodici stazioni» di Ulisse, si passa da un approccio documentaristico ad un tono più letterario, da immagini che raccontano la realtà ad altre che lasciano libero corso all’immaginario e alla nostalgia. Paesaggi antichi e immutati, vestigia archeologiche, più spesso fotografati col banco ottico, trovano un equilibrio perfetto in queste piccole immagini a colori di formato quadrato. Scatti fugaci che fissano diversamente ma con altrettanta intensità, rituali quotidiani, nuove forme di religiosità, tracce di un turismo che si nutre del passato, luoghi teatro di traffici e speculazioni; situazioni che, in una dimensione di tempo sospeso, ci riportano al presente. Mari si susseguono a mari, intelligenti effetti di flou e di luce traducono l’eterno navigare, giorno dopo giorno. Terre d’approdo sicure o inquietanti, profili di isole e vulcani, figure antiche di abitanti e statue come presenze pietrificate, ora emergono piano dall’oscurità, ora si stagliano nella luce abbagliante. Emblematiche e dal forte potere evocatore come i canti dell’Odissea stessa, alcune immagini s’impongono come vere icone, altre estremamente fragili, appaiono in bilico tra sogno e visione.

De Luigi sa tradurre ogni luogo in modo pertinente, suscitando sentimenti diversi attraverso il ricorso a vari linguaggi visivi che vanno dall’immagine fissa a quella in movimento, fino alla realizzazione di filmati che accentuano il carattere narrativo del suo lavoro.

La poesia di Omero era detta o cantata, la scelta di filmare la lettura di passaggi significativi, riporta alla dimensione originaria del testo e ritma le tappe del viaggio e il susseguirsi delle immagini da Troia a Itaca. Guardando la carta, dal Peloponneso a Gibilterra, è impossibile non pensare a coloro che attraversano oggi il bacino mediterraneo affrontando il mare alla ricerca di nuovi approdi ospitali, andando incontro agli stessi pericoli degli uomini di Ulisse, come loro eroici, ma che mai come eroi saranno riconosciuti, destinati a sparire tra vortici marini e flusso delle attualità.

E nell’epopea moderna di Stefano De Luigi, ode al viaggio emblematico e fondatore, ci piace trovare l’eco dell’ospitalità del re dei Feaci, il saggio Alcinoo, “dalla mente divina”, nel cui giardino, frutti maturavano in ogni stagione, per magia… prova che anche gli dei a volte riconoscono i giusti. (Laura Serani)

 

 

Stefano De Luigi è fotografo professionista dal 1988. Vive a Parigi dal 1989 al 1996 dove lavora per il Museo del Grand Louvre. Nel 1998 realizza un lavoro sull’universo della moda: Celebrities. In questi anni espone in mostre collettive: Edinburgo, Parigi, Arles e personali: Braga e Savignano. Nel 2000 riceve la Honorable Mention del Leica Oskar Barnack Award. Nello stesso anno comincia il progetto Pornoland, un viaggio fotografico sui set della pornografia nel mondo. Nel 2004 Pornoland diventa un libro con testo di Martin Amis, edizioni Contrasto.Thames and Hudson, Knessebeck, La Martinière. Pornoland viene esposto alla galleria REA (Parigi, 2004), alla Galleria Santa Cecilia (Roma, 2005), al Lanificio (Napoli, 2006), al Festival Trans-Photographic (Lille, 2007), NYPF Photofestival (New York 2011). Altre mostre personali in questi anni sono al WHO (Ginevra 2010), VII Gallery (New York 2010), Galleria 10b (Roma 2010), MART (Rovereto 2011), Photofestival (Atene 2012 e 2016) Fotoistanbul (2015) Parigi Mois de la Photo (2014) Noorderlich (2014) Roma Officine Fotografiche (2015). Dal 2003 al 2006 lavora a Blindness, progetto fotografico sulla condizione della cecità nel mondo. Blindness riceve il patrocinio del WHO e vince il W.E.Smith Felloship Grant nel 2007. Nel 2006 Stefano De Luigi inizia a lavorare su Cinema Mundi, un’indagine sul World Cinema, tutte le produzioni cinematografiche alternative ad Hollywood come Cina, Russia, Iran, Argentina, Nigeria, Corea del Sud e India. Pubblicato su oltre 30 riviste internazionali Cinema Mundi viene trasformato in un cortometraggio di 7 minuti e invitato ad aprire il Festival del cinema di Locarno il 4 agosto 2007.

Stefano De Luigi ha vinto quattro World Press Photos in diverse categorie (1998-2007-2010 -2011).
Nel 2009 vince il Moving Walls della Fondazione Soros che lo espone a New York e Washington.
Nel 2010 vince il Days Japan International Photojournalism Award