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Mostra fotografica - Giovedì 29 novembre - ore 19 - Officine Fotografiche Milano

Ultimo. Luoghi di mafia e uomini contro

Michela Battaglia e Nanni Fontana

“[..] noi che siamo qua con una copertura, con un cappuccio, con una sciarpa a parlare di un nome di battaglia, a parlare come se questa fosse una cosa figa una cosa da ostentare – questa non è una cosa da ostentare, questa è una consapevolezza, è una scelta di essere ombra, di non essere nessuno – […] vogliamo far capire che l’invisibilità è la vera sicurezza” – Ultimo – Intervista a Pino Corrias e Renato Pezzini, 2017

Ultimo, Arciere, Vichingo, Omar e Aspide: sono gli agenti che nel 1993 posero materialmente fine alla latitanza del capo dei capi Totò Riina, mettendo a segno un colpo fenomenale – se non altro a livello psicologico – dello Stato contro la mafia.

Sono le persone che, con il loro lavoro, hanno riscattato uno degli omicidi fra i più eclatanti di Cosa Nostra: quello di Giovanni Falcone – ucciso insieme a Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro – avvenuto nel 1992 sull’autostrada che dall’aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo. La strage di Capaci, una vicenda tragica sintetizzata nel nome del luogo in cui è avvenuta.

Cinque uomini senza volto e senza nome, come tutti quelli appartenuti all’ormai sciolta Crimor – Unità Militare Combattente. Uomini che, nonostante l’attuale governo abbia ritenuto di revocare lo scorso settembre la scorta a Ultimo, vivono ancora oggi, dopo 25 anni dall’arresto, sotto costante minaccia di morte.

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Ma la Mafia, lo hanno sostenuto in molti, non esiste. Se così fosse non dovrebbero essere mai esistiti tutti quegli uomini che l’hanno combattuta “gomiti a terra” o quei luoghi che ancora conservano la memoria di omicidi più o meno eccellenti.

Eppure, nella sola Palermo, ne spuntano molte di targhe ad perpètuam rèi memòriam. Piccole lapidi quasi nascoste dalla vegetazione prepotente o monumenti che hanno la postura di una presa di posizione contro qualcosa che invece ancora esiste, sebbene mutato nella forma ma non nella sostanza. Luoghi che hanno superato da tempo l’onore della ribalta di un cadavere coperto da un lenzuolo bianco, ma sono ancora qui a ricordare le vittime innocenti di mafia.

Nanni Fontana e Michela Battaglia affrontano il tema della mafia da due prospettive diverse, una giornalistica e l’altra storica. Crimor che dialoga con Topografia della Memoria è un racconto su Cosa Nostra che sa di amarcord ma che, nel primo anniversario della morte del suo esponente più celebre, è quanto mai attuale.

Info mostra

Ingresso Libero

Inaugurazione
giovedì 29 novembre  2018 – ore 19

Apertura
lun-giov 14 – 20
ven 10 – 16